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Cos'è un link: come è fatto, tipi di link e perché contano per la SEO

Capitolo 4 di 7 della guida Fondamenti SEO

URL, anchor text e attributi rel. Link interni, esterni e backlink, nofollow, sponsored e ugc, errori da evitare e checklist.

Eugenio Tommasi

Fondatore di SEO SRL

Pubblicato il Aggiornato il 12 min di lettura

Due documenti uniti da un anello di catena: il collegamento ipertestuale

Un link, o collegamento ipertestuale, è un elemento di una pagina web, di solito un testo o un'immagine, che rimanda a un altro indirizzo: un'altra pagina, un file o una sezione della stessa pagina. In HTML si scrive con il tag <a>: l'attributo href contiene l'URL di destinazione, il testo cliccabile è l'anchor text.

Indice dei contenuti (9 sezioni)

Ogni volta che passi da una pagina all’altra con un clic stai usando un link. Sembra un dettaglio, ma i collegamenti decidono come le persone si muovono in un sito, come Google scopre e valuta le pagine e quali fonti finiscono citate nelle risposte dei motori AI. In questa guida vediamo come è fatto un link, quali tipi esistono, come usare gli attributi rel, come scrivere un buon anchor text e quali errori evitare, con una checklist finale da applicare alle tue pagine.

Un link, in italiano collegamento ipertestuale, è un elemento della pagina che rimanda a un’altra risorsa: un’altra pagina, un file, un indirizzo email o un punto preciso dello stesso documento. Nel codice HTML si scrive con il tag <a> (da anchor, ancora) ed è composto da tre parti.

  1. L’URL di destinazione, nell’attributo href: è l’indirizzo che si apre al clic. Senza href l’elemento non porta da nessuna parte.
  2. L’anchor text, il testo cliccabile compreso tra <a> e </a>: è ciò che l’utente legge e, per i motori di ricerca, un indizio sull’argomento della pagina di arrivo.
  3. Gli attributi facoltativi, che cambiano il comportamento del link: rel descrive il rapporto con la pagina collegata (per esempio sponsored per un link pagato), target="_blank" apre la destinazione in una nuova scheda, title aggiunge un suggerimento al passaggio del mouse.

Ecco quattro link scritti correttamente, uno per ogni caso tipico:

<!-- 1. Link interno con URL relativo e anchor text descrittivo -->
<a href="/guide/scarpe-da-trail/">come scegliere le scarpe da trail</a>

<!-- 2. Link esterno a pagamento, qualificato con rel -->
<a href="https://example.com/offerta/" rel="sponsored">offerta del partner</a>

<!-- 3. Link su immagine: l'alt fa da anchor text -->
<a href="/prodotti/zaino-30-litri/">
  <img src="/img/zaino.jpg" alt="Zaino da escursione da 30 litri">
</a>

<!-- 4. Ancora verso una sezione della stessa pagina -->
<a href="#checklist">vai alla checklist</a>
Anatomia di un link: il codice con URL, attributo e testo cliccabile collegato alla parola sottolineata nella pagina e alla pagina di destinazione

L’URL è un indirizzo: identifica una risorsa sul web, come un numero civico identifica una casa. Il link è l’elemento cliccabile che contiene quell’indirizzo e lo rende raggiungibile da un’altra pagina. Un URL può esistere senza che nessuno lo colleghi (e allora è difficile da trovare); un link senza URL valido, invece, è solo testo che sembra cliccabile.

Google segue in modo affidabile solo gli elementi <a> con un attributo href che contiene un URL risolvibile. Pulsanti che cambiano pagina solo con JavaScript, elementi <span> o <div> resi cliccabili via script, oppure <a> senza href funzionano per chi naviga, ma rischiano di non essere scansionati (Google Search Central). Per l’elenco completo degli attributi del tag puoi consultare la scheda di riferimento di MDN (in inglese).

I link si classificano soprattutto in base a dove portano e da dove arrivano. La distinzione conta perché ognuno ha un ruolo diverso per gli utenti e per la SEO.

Mappa dei tipi di link: frecce blu tra le pagine dello stesso sito, una freccia tratteggiata verso un sito esterno e una freccia arancio con stella in arrivo da un altro sito

Collegano due pagine dello stesso dominio: il menu, le briciole di pane, i rimandi dentro un articolo, i “prodotti correlati”. Sono gli unici link che controlli completamente. Servono a guidare il lettore verso il passo successivo, a far scoprire a Google le pagine nuove e a indicare quali pagine consideri più importanti, perché ricevono più collegamenti. Google consiglia che ogni pagina importante riceva almeno un link da un’altra pagina del sito. Una pagina che nessuno collega (pagina orfana) può essere scoperta tramite la sitemap, ma resta debole.

Partono dal tuo sito e portano a un altro dominio. Citare una fonte ufficiale, una normativa o uno studio rende il contenuto più verificabile e quindi più credibile: Google stessa ricorda che i link verso fonti utili possono aumentare l’affidabilità di una pagina. Il criterio è semplice: collega ciò che aiuta il lettore e che saresti disposto a garantire. Se il link è pagato o non ti fidi della destinazione, qualificalo con l’attributo rel giusto (lo vediamo tra poco).

Sono i link che altri siti fanno verso il tuo. Per i motori di ricerca valgono come una segnalazione: qualcuno, fuori dal tuo controllo, ha ritenuto la tua pagina utile da citare. Proprio per questo sono i più difficili da ottenere e i più esposti agli abusi. Contano la pertinenza del sito che linka, il contesto in cui compare il link e la naturalezza dell’anchor text, non il numero assoluto. Come si ottengono in modo corretto lo spieghiamo nella pagina sulla link building.

Quando l’elemento cliccabile è un’immagine, non c’è un testo visibile: per Google il ruolo dell’anchor text lo svolge l’attributo alt dell’immagine. Un logo che riporta alla home, un banner o la foto di un prodotto dovrebbero quindi avere un alt che descriva la destinazione o il contenuto, non un generico “immagine1”.

Un link con il simbolo # seguito dall’id di un elemento (per esempio #checklist) porta a una sezione precisa della pagina. È il meccanismo dell’indice dei contenuti all’inizio di questa guida. Le ancore migliorano la navigazione nei testi lunghi, ma Google in genere non tratta i frammenti come pagine separate: non usarli per mostrare contenuti diversi sullo stesso URL (Google Search Central).

Un link assoluto riporta l’indirizzo completo, protocollo e dominio compresi (https://example.com/pagina/); uno relativo indica solo il percorso (/pagina/) e si appoggia al dominio della pagina corrente. Per i link interni vanno bene entrambi; per quelli esterni serve sempre l’URL assoluto. L’importante è puntare sempre alla versione definitiva dell’indirizzo, con lo stesso protocollo, lo stesso dominio e la stessa barra finale usati dalla versione canonica.

Gli attributi rel: nofollow, sponsored e ugc

L’attributo rel serve a dire ai motori di ricerca che tipo di rapporto hai con la pagina collegata. Per i link verso altri siti Google riconosce tre valori.

ValoreQuando usarloEsempi
rel="sponsored"Il link è pubblicità o è stato ottenuto in cambio di denaro, prodotti o altri vantaggi.Articoli sponsorizzati, link di affiliazione, banner, recensioni pagate.
rel="ugc"Il link è stato inserito dagli utenti, non dalla redazione.Commenti, post di un forum, profili pubblici, recensioni degli utenti.
rel="nofollow"Non vuoi associare il tuo sito alla destinazione e gli altri due valori non si applicano.Una fonte che citi per criticarla, una pagina di cui non garantisci l’affidabilità.

I valori si possono combinare, separati da uno spazio o da una virgola: rel="ugc nofollow". Per i link a pagamento resta accettato anche il solo nofollow, ma sponsored è il valore preferito (Google Search Central).

Tre cose da sapere prima di usarli:

  • Sono suggerimenti, non ordini. Dal 2019 Google li tratta come indicazioni: in genere non segue quei link, ma può decidere diversamente e può comunque scoprire la pagina di destinazione per altre vie (Google Search Central Blog).
  • Non servono sui link interni. Mettere nofollow su un link verso un’altra pagina del tuo sito non “risparmia” valore: se una pagina non deve comparire su Google, la soluzione è il noindex o la rimozione, non il nofollow sui collegamenti.
  • Un link pagato senza attributo è un rischio. Comprare o vendere link che passano valore di ranking rientra nello spam tramite link descritto nelle politiche anti-spam di Google, che possono penalizzare chi li pubblica e chi li riceve (Google Search Central).

Un quarto valore che vedrai spesso è noopener, abbinato a target="_blank": impedisce alla nuova scheda di controllare la pagina di partenza. Non ha effetti sulla SEO e nei browser moderni è già implicito quando il link si apre in una nuova scheda.

I link sono il modo in cui i motori di ricerca percorrono il web. Un crawler parte da pagine già note, legge i link che contengono e aggiunge le nuove destinazioni alla coda di scansione: è il primo passo del processo che descriviamo in come funzionano i motori di ricerca. Da qui derivano tre funzioni distinte.

  1. Scoperta. Una pagina senza link in entrata, interni o esterni, è difficile da trovare e da scansionare con regolarità.
  2. Contesto. L’anchor text e il testo intorno al link aiutano Google a capire di cosa parla la pagina collegata e per quali ricerche può essere pertinente.
  3. Importanza. L’idea alla base del PageRank è che una pagina citata da pagine autorevoli abbia più probabilità di essere utile. Oggi è uno dei tanti segnali, ma il principio resta: i collegamenti distribuiscono rilevanza da una pagina all’altra, anche dentro lo stesso sito.

Lo stesso vale per le risposte generate dall’intelligenza artificiale. Google indica che per comparire nelle AI Overview e in AI Mode valgono le normali buone pratiche SEO, tra cui rendere i contenuti facili da trovare tramite i link interni (Google Search Central). Anche gli assistenti che cercano sul web, come ChatGPT o Perplexity, si basano su crawler e indici che scoprono le pagine seguendo i collegamenti. Una pagina ben collegata, con anchor text chiari e fonti citate, è più facile da trovare, da capire e da citare. Ne parliamo nella guida alla Generative Engine Optimization.

Come scrivere anchor text efficaci

L’anchor text è la promessa del link: dice al lettore, e al motore di ricerca, cosa troverà dall’altra parte. Le regole pratiche sono poche.

  • Descrivi la destinazione. “Guida alla scelta delle scarpe da trail” funziona; “clicca qui”, “leggi di più” o “questo articolo” non dicono nulla, né all’utente né a Google.
  • Fai in modo che si capisca anche da solo. Chi usa uno screen reader spesso scorre l’elenco dei link della pagina: ogni anchor text dovrebbe avere senso anche fuori dalla frase.
  • Resta breve. Di solito bastano da due a sei parole. Un’intera frase cliccabile diluisce il segnale e rende il testo faticoso da leggere.
  • Varia in modo naturale. Nei link interni puoi usare la parola chiave della pagina di destinazione, ma non sempre nella stessa forma: sinonimi e varianti rendono il testo più naturale. Per i backlink, una quantità innaturale di anchor identici e carichi di keyword è uno dei segnali tipici di link costruiti a tavolino, quelli presi di mira da Google Penguin.
  • Non ingannare. Un anchor che promette una cosa e porta a un’altra fa perdere fiducia al lettore e, alla lunga, anche ai motori di ricerca.

Un link verso una pagina che restituisce errore 404 interrompe la navigazione e fa sprecare risorse di scansione. Succede quando cambi un URL, elimini una pagina o il sito che citavi chiude. La soluzione è aggiornare il link verso la nuova destinazione oppure, se l’URL è cambiato sul tuo sito, impostare un redirect 301.

Catene di redirect

Un link che porta a un URL che fa redirect a un altro URL, che a sua volta reindirizza a un terzo, rallenta l’utente e il crawler. I crawler di Google seguono fino a 10 passaggi di reindirizzamento, poi si fermano (Google). Ma il problema nasce molto prima: ogni link interno dovrebbe puntare direttamente all’URL finale, senza passaggi intermedi.

Collegare dalla navigazione principale pagine escluse dall’indice, filtri, versioni duplicate o URL con parametri manda segnali contraddittori: dici a Google che una pagina è importante e allo stesso tempo che non va indicizzata. I link interni dovrebbero puntare alle versioni canoniche delle pagine che vuoi posizionare.

Non esiste un limite ufficiale, ma un menu con centinaia di voci o un articolo pieno di rimandi rende difficile capire quali collegamenti contano davvero. Ogni link in più divide l’attenzione del lettore. Tieni quelli che aiutano a fare il passo successivo e taglia i rimandi automatici che nessuno usa.

Menu costruiti solo in JavaScript, pulsanti senza href, link generati dopo un’interazione dell’utente: funzionano per chi naviga, ma possono restare invisibili ai crawler. Controlla che i collegamenti importanti siano tag <a href> presenti nell’HTML della pagina.

Attributi rel sbagliati

Due errori opposti e frequenti: link sponsorizzati pubblicati senza sponsored o nofollow, e nofollow messo per abitudine su tutti i link esterni, anche verso fonti autorevoli che stai citando di proposito. Il primo è un rischio, il secondo toglie al lettore e ai motori di ricerca un segnale di trasparenza.

Checklist: i link di una pagina in 10 controlli

  1. Ogni link importante è un tag <a> con un href valido.
  2. Gli anchor text descrivono la destinazione e hanno senso anche da soli.
  3. Le immagini cliccabili hanno un alt che descrive destinazione o contenuto.
  4. La pagina riceve link interni da altre pagine pertinenti del sito, non solo dal menu.
  5. La pagina collega a sua volta le pagine correlate che aiutano il lettore a proseguire.
  6. I link esterni portano a fonti affidabili e aggiornate.
  7. Link pagati e di affiliazione hanno rel="sponsored"; commenti e contenuti degli utenti hanno rel="ugc".
  8. Nessun link punta a pagine 404, a redirect o a catene di redirect.
  9. Nessun link interno punta a pagine noindex o a versioni non canoniche.
  10. Il numero di link è proporzionato alla lunghezza e allo scopo della pagina.

Questi controlli rientrano in qualsiasi audit SEO fatto bene, insieme a scansione, indicizzazione e contenuti.

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Domande frequenti

Che differenza c'è tra link e URL?

L'URL è l'indirizzo di una risorsa sul web, per esempio https://example.com/pagina/. Il link è l'elemento cliccabile di una pagina che contiene quell'indirizzo e permette di raggiungerlo. Un URL può esistere senza link che lo collegano; un link, invece, ha sempre bisogno di un URL di destinazione.

Qual è la differenza tra link interni ed esterni?

Un link interno collega due pagine dello stesso sito, come i rimandi tra articoli o le voci del menu. Un link esterno, o in uscita, porta dal tuo sito a un altro dominio, per esempio verso una fonte che citi. I link che altri siti fanno verso di te si chiamano invece backlink o link in entrata.

Cos'è un backlink e perché è importante per la SEO?

Un backlink è un link che un altro sito fa verso una tua pagina. Per i motori di ricerca è una forma di segnalazione esterna: aiuta a scoprire la pagina e a stimarne l'importanza. Conta la qualità più della quantità: un link da un sito pertinente, inserito in un contesto utile, vale più di molti link da siti non correlati.

Cos'è l'anchor text di un link?

È il testo cliccabile del link, quello compreso tra i tag <a> e </a>. Un buon anchor text descrive la pagina di destinazione in poche parole, per esempio "guida alla scelta delle scarpe da trail" invece di "clicca qui". Nei link su immagine il ruolo dell'anchor text lo svolge l'attributo alt.

Quando si usano rel nofollow, sponsored e ugc?

rel="sponsored" si usa per i link pubblicitari o ottenuti in cambio di un compenso, rel="ugc" per i link inseriti dagli utenti in commenti e forum, rel="nofollow" quando non vuoi associare il tuo sito alla destinazione e gli altri due valori non si applicano. I valori si possono combinare, per esempio rel="ugc nofollow".

I link nofollow servono a qualcosa?

Sì. Portano visite reali e visibilità, e dal 2019 Google tratta nofollow, sponsored e ugc come suggerimenti: in genere non segue quei link, ma può decidere di considerarli. Un profilo di link naturale contiene sia link nofollow sia link senza attributi.

Quanti link si possono mettere in una pagina?

Non esiste un limite ufficiale. Il numero giusto dipende dalla lunghezza e dallo scopo della pagina: ogni link dovrebbe aiutare il lettore a fare il passo successivo. Menu con centinaia di voci o articoli pieni di rimandi automatici disperdono l'attenzione e rendono meno chiaro quali pagine contano davvero.

Fonti

  1. Google Search Central, “Best practice sulla SEO di Google per i link”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/links-crawlable?hl=it
  2. Google Search Central, “Rendere i link in uscita idonei per la SEO”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/qualify-outbound-links?hl=it
  3. Google Search Central Blog, “Evolving ‘nofollow’”, 10 settembre 2019. developers.google.com/search/blog/2019/09/evolving-nofollow-new-ways-to-identify
  4. Google Search Central, “Politiche anti-spam per la Ricerca Google”, sezione “Spam tramite link”. developers.google.com/search/docs/essentials/spam-policies?hl=it#link-spam
  5. Google Search Central, “Funzionalità dell’AI e il tuo sito web”. developers.google.com/search/docs/appearance/ai-features?hl=it
  6. Google Search Central, best practice per la struttura degli URL. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/url-structure?hl=it
  7. Google, “In che modo i codici di stato HTTP influenzano i crawler di Google”. developers.google.com/crawling/docs/troubleshooting/http-status-codes?hl=it
  8. MDN Web Docs, “<a>: The Anchor element” (in inglese). developer.mozilla.org/en-US/docs/Web/HTML/Reference/Elements/a

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