Audit SEO: cos'è e come farlo in 12 passaggi
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12 passaggi, strumenti, matrice delle priorità e checklist completa, da tecnica a contenuti e link. Oppure chiedi l'audit gratuito.
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Pubblicato il Aggiornato l'17 min di lettura

Indice dei contenuti (10 sezioni)
Un audit SEO è il controllo completo di un sito per capire cosa impedisce alle sue pagine di essere trovate, indicizzate e scelte da Google, e in che ordine sistemarlo. Il risultato non è un punteggio: è un elenco di interventi con una priorità.
Faccio SEO di mestiere dal 2009, e la cosa che ho imparato prima di tutte sugli audit è questa: trovare i problemi è facile, qualunque strumento ne trova trecento. Il lavoro vero è capire quali cinque contano. Qui trovi i 12 passaggi per fare un audit da solo, gli strumenti, come decidere le priorità, una checklist e gli errori da evitare. Se preferisci che lo faccia qualcuno per te, in fondo trovi come funziona il nostro.
Cos’è un audit SEO (e cosa non è)

Un audit SEO guarda il sito come lo guarda Google, in tre aree:
| Area | Domanda a cui risponde | Cosa si controlla |
|---|---|---|
| Tecnica (on site) | Google riesce a trovare, leggere e indicizzare le pagine? | Scansione, indicizzazione, robots.txt, sitemap, canonical, redirect, velocità, mobile, HTTPS |
| Contenuti (on-page) | Le pagine rispondono a ricerche vere, meglio dei concorrenti? | Intento, title, struttura, contenuti sottili o duplicati, cannibalizzazioni, dati strutturati |
| Link e reputazione (off-site) | Il sito è citato e raccomandato da altri? | Backlink, link sospetti, menzioni, confronto con i concorrenti |
Cosa non è un audit SEO:
- Non è il punteggio di uno strumento. “Salute del sito 87/100” non dice nulla su quanto traffico stai perdendo. Molti avvisi automatici non hanno alcun effetto sul posizionamento.
- Non è una strategia. L’audit dice cosa non funziona; la strategia SEO dice dove vuoi andare. Servono entrambi, in quest’ordine.
- Non serve se nessuno lo applica. Un audit senza qualcuno che mette mano al sito nei mesi successivi resta un documento.
Quando fare un audit SEO
Google non fissa una frequenza per l’audit. Consiglia di aprire Search Console più o meno una volta al mese e dopo ogni modifica ai contenuti (Google Search Central). Il ritmo che consigliamo noi:
- un audit completo una volta l’anno, su tutto il sito;
- mini audit ogni pochi mesi sulle parti che contano di più: pagine principali, errori di scansione, velocità;
- un audit mirato dopo ogni modifica importante, sulla parte toccata: un nuovo template, un plugin, una sezione aggiunta.
In alcuni momenti l’audit va fatto prima e ripetuto dopo: migrazione o cambio di dominio, rifacimento del sito o cambio di CMS, calo di traffico senza un motivo chiaro. Se il calo coincide con un aggiornamento principale di Google, aspetta almeno una settimana dalla fine del rilascio prima di analizzare i dati, e confronta con la settimana prima dell’inizio (Google, aggiornamenti principali). La cronologia degli aggiornamenti è nella pagina sugli aggiornamenti di Google.
Gli strumenti che servono
Per un primo audit bastano strumenti gratuiti. Quelli a pagamento fanno risparmiare tempo sui siti grandi e servono per i backlink.
| Strumento | Costo | A cosa serve nell’audit |
|---|---|---|
| Google Search Console | Gratis | Indicizzazione, prestazioni per query e pagina, Core Web Vitals, azioni manuali, sicurezza, Statistiche di scansione |
| Google Analytics 4 | Gratis | Comportamento degli utenti e conversioni dal traffico organico |
| PageSpeed Insights e Lighthouse | Gratis | Velocità e Core Web Vitals, dati reali e di laboratorio |
| Test dei risultati multimediali | Gratis | Dati strutturati |
| Screaming Frog SEO Spider | Gratis fino a 500 URL, poi licenza annuale | Scansione completa: status, title, canonical, redirect, link interni, profondità |
| Ahrefs, Semrush e simili | A pagamento | Backlink, keyword dei concorrenti, audit automatici |
Come fare un audit SEO: i 12 passaggi

L’ordine non è casuale: si parte da ciò che può bloccare tutto il resto (un sito non indicizzabile rende inutile lavorare sui title) e si finisce con ciò che serve a crescere.
1. Obiettivi e punto di partenza
Prima di aprire qualsiasi strumento, scrivi a cosa deve servire il sito: richieste di contatto, vendite, iscrizioni, visibilità su certe ricerche. Una regola che ripeto sempre: conosci il target, otterrai quello che vuoi. Un audit per un e-commerce che vende in tutta Italia e uno per uno studio professionale che lavora in una città guardano cose diverse.
Poi fotografa il punto di partenza: in Search Console esporta clic, impressioni e posizioni degli ultimi 16 mesi (il massimo che conserva), per query e per pagina. Senza questa fotografia, tra sei mesi non saprai dire se gli interventi hanno funzionato.
2. Azioni manuali e problemi di sicurezza
Il controllo più rapido e quello che può cambiare tutto. In Search Console apri i report Azioni manuali e Problemi di sicurezza. Un’azione manuale vuol dire che un revisore di Google ha trovato una violazione delle norme antispam; un problema di sicurezza, che il sito potrebbe essere stato compromesso. In entrambi i casi il resto dell’audit passa in secondo piano.
Se trovi un’azione manuale, serve un intervento sulle penalizzazioni. Lo dico per esperienza: la mia prima penalizzazione è arrivata per puro spam. Da allora i test di spam li faccio solo su progetti miei, mai su quelli dei clienti, proprio per capire dove sono i limiti senza farli pagare a qualcun altro.
3. Scansione del sito

Con un crawler come Screaming Frog simuli il percorso di un motore di ricerca: parti dalla home e segui tutti i link. Ne esce l’elenco completo degli URL con codice di stato, title, meta description, H1, canonical, profondità e link in entrata. È la base di quasi tutti i passaggi successivi.
Insieme alla scansione controlla tre cose che il crawler non vede da solo:
- il robots.txt (tuosito.it/robots.txt): che non blocchi sezioni importanti, CSS o JavaScript, e che indichi la sitemap;
- i crawler dei sistemi di intelligenza artificiale: se il robots.txt o il firewall li bloccano, il sito non può essere citato nelle risposte di ChatGPT e simili (i dettagli nella guida a GPTBot);
- le Statistiche di scansione di Search Console: lo stato dell’host (DNS, robots.txt, connettività del server) e l’andamento delle richieste di Googlebot. Un problema al DNS o un firewall troppo zelante si vedono qui prima che altrove.
4. Indicizzazione
Il report Indicizzazione delle pagine di Search Console dice quante pagine sono indicizzate e perché le altre no. Le domande da farsi:
- le pagine importanti sono tutte indicizzate? Controllale una per una con il Controllo URL;
- tra le pagine escluse ci sono pagine che vorresti nei risultati? Gli stati “Rilevata, ma attualmente non indicizzata” e “Scansionata, ma attualmente non indicizzata” sono quasi sempre un problema di qualità o di link interni, non tecnico;
- ci sono pagine indicizzate che non dovrebbero esserlo (filtri, tag, risultati della ricerca interna, pagine di prova)?
Ricorda la differenza: il robots.txt gestisce la scansione, non l’indicizzazione. Una pagina bloccata può comunque finire nell’indice se è linkata; per escluderla serve il noindex, su una pagina che Google può scansionare. Poi confronta l’elenco con la sitemap: deve contenere solo URL canonici, indicizzabili, con risposta 200. Una guida completa è in come indicizzare il sito.
5. Duplicati, canonical e versioni del sito
Apri il sito con http://, https://, con e senza www: tutte le varianti devono finire, con un solo redirect 301, sulla versione principale. Poi cerca i duplicati: title e meta description uguali, pagine quasi identiche, URL con parametri indicizzati. Controlla che ogni pagina abbia un canonical coerente, e che nel report di Search Console le pagine con “Google ha scelto una pagina canonica diversa da quella specificata dall’utente” siano poche e spiegabili.
Se il sito è in più lingue, qui controlli anche gli hreflang: reciprocità, codici, x-default.
6. Redirect, errori 404 e link rotti
Dalla scansione estrai tutti gli URL che non rispondono 200:
- Catene di redirect (A → B → C): Googlebot ne segue fino a dieci, ma ogni passaggio rallenta utenti e scansione. Ogni link deve puntare direttamente alla destinazione finale.
- Redirect temporanei (302, 307) usati per spostamenti definitivi: per un cambio permanente si usa il 301 o il 308 (Google, reindirizzamenti).
- Errori 404: non penalizzano il sito. Sono il modo corretto per dire che una pagina non c’è più. Vanno sistemati solo i 404 che ricevono link esterni o traffico (con un 301 verso la pagina più pertinente) e i link interni che puntano a pagine inesistenti.
- Errori 5xx e soft 404 (pagine vuote o di errore che rispondono 200): questi sì vanno risolti subito.
7. Mobile e Core Web Vitals
Google usa la versione mobile delle pagine per indicizzarle e posizionarle: quello che manca su mobile, per Google, non c’è. Controlla che testi, link, immagini e dati strutturati siano gli stessi nelle due versioni (Google, indicizzazione mobile-first).
Per la velocità guarda il report Core Web Vitals di Search Console, che usa dati di utenti reali. Le soglie per un risultato “buono”, al 75° percentile delle visite (Google):
| Metrica | Cosa misura | Buono |
|---|---|---|
| LCP | Caricamento del contenuto principale | Entro 2,5 secondi |
| INP | Reattività a clic e tocchi (ha sostituito FID nel 2024) | Entro 200 millisecondi |
| CLS | Stabilità del layout | Sotto 0,1 |
Una nota di realismo: i Core Web Vitals contano, ma raramente sono il motivo per cui un sito non si posiziona. Se sono “da migliorare” su poche pagine, non metterli in cima all’elenco prima di indicizzazione e contenuti.
8. Architettura e link interni

Dalla scansione guarda la profondità: le pagine importanti dovrebbero essere raggiungibili in pochi clic dalla home. Poi cerca le pagine orfane, che non ricevono link interni: confronta gli URL della sitemap e quelli con traffico in Analytics con quelli trovati dal crawler. Infine i testi dei link: un’ancora descrittiva dice a Google e agli utenti di cosa parla la pagina collegata, “clicca qui” no.
Le breadcrumb (Home › Blog › SEO tecnica) aiutano sia gli utenti sia Google a capire la gerarchia. E non cambiare gli URL senza un motivo serio: ogni cambio richiede redirect e rischia di perdere qualcosa per strada.
9. Ottimizzazione on-page
Pagina per pagina, partendo da quelle con più impressioni:
- title unico, con la parola chiave principale all’inizio, che descrive la pagina;
- meta description che invita al clic (non è un fattore di ranking, ma incide sul CTR);
- un H1 chiaro e una struttura di titoli logica;
- immagini leggere, con testo alternativo descrittivo;
- dati strutturati validi e coerenti con il contenuto visibile, verificati con il Test dei risultati multimediali;
- head valido: niente immagini o iframe prima di canonical e meta robots, un errore che vedi spesso con i codici di tracciamento (lo spiego nell’articolo sul noscript).
10. Contenuti

Qui l’audit diventa meno automatico e più utile. Per le pagine che contano:
- Intento: cerca su Google la parola chiave della pagina. Se i primi risultati sono guide e la tua è una pagina di vendita (o viceversa), il problema non è l’ottimizzazione.
- Contenuti sottili o superati: pagine con poco testo originale, informazioni vecchie, anni nel titolo che non corrispondono più.
- Cannibalizzazioni: più pagine che competono per la stessa ricerca. In Search Console, filtra una query e guarda quante pagine prendono impressioni.
- Pagine in calo: confronta gli ultimi tre mesi con lo stesso periodo dell’anno prima, per pagina.
L’intervento con il miglior rapporto tra sforzo e risultato, nella mia esperienza, è aggiornare i vecchi articoli che già portavano traffico: rivederli davvero, non cambiare la data. Fa risalire il traffico molto più spesso che scrivere da zero. Google stesso cita tra i segnali d’allarme le date cambiate senza modifiche sostanziali (Google, contenuti utili). Per la scrittura c’è il nostro servizio di SEO copywriting.
11. Backlink e concorrenti

Con uno strumento per i backlink guarda chi ti linka: quanti domini diversi, quanto pertinenti, con che testo. Cerca i segnali di rischio: tanti link dallo stesso tipo di sito, ancore commerciali tutte uguali, link comprati senza rel="sponsored". Ricorda che metriche come Domain Authority o Domain Rating sono stime di strumenti di terze parti: Google non le usa.

Poi i concorrenti, quelli veri in SERP, non quelli che pensi tu: per quali ricerche si posizionano e tu no, che tipo di pagine hanno, da dove arrivano i loro link. Spesso è da qui che escono le idee migliori per i contenuti. Se vuoi un lavoro strutturato, c’è l’analisi dei competitor.

12. Comportamento e conversioni in Google Analytics 4

L’ultimo passaggio collega la SEO agli obiettivi del punto 1. In GA4 filtra il traffico organico e guarda, per pagina di destinazione:
- tasso di engagement: in GA4 una sessione è “con engagement” se dura più di 10 secondi, ha un evento chiave o almeno due visualizzazioni di pagina; la frequenza di rimbalzo è il suo contrario (Guida di Analytics). Non esiste un valore giusto per tutti: confronta pagine simili tra loro;
- eventi chiave: quante richieste, acquisti, iscrizioni arrivano da Google, e da quali pagine;
- pagine con molto traffico e nessuna conversione: spesso il problema non è SEO, ma di testo o di invito all’azione.
Se usi ancora i report di Universal Analytics come riferimento, i numeri non sono confrontabili: UA ha smesso di raccogliere dati il 1° luglio 2023 e le metriche di GA4 sono definite in modo diverso.
Come dare le priorità: impatto e sforzo

Alla fine dei 12 passaggi avrai un elenco lungo. Per ordinarlo, dai a ogni problema due voti: quanto incide (su quante pagine importanti, su quanto traffico o fatturato) e quanto costa sistemarlo. Poi parti dall’alto a sinistra.
| Sforzo basso | Sforzo alto | |
|---|---|---|
| Impatto alto | Subito. Esempi: pagine importanti in noindex, robots.txt che blocca una sezione, canonical sbagliati, title duplicati sulle pagine principali, redirect mancanti dopo una migrazione | Da pianificare. Esempi: architettura da ripensare, contenuti principali da riscrivere, velocità da migliorare cambiando tema o hosting |
| Impatto basso | Quando capita. Esempi: alt mancanti su immagini decorative, meta description di pagine secondarie, qualche link interno verso un redirect | Lascia stare. Esempi: inseguire il 100/100 di un punteggio, riscrivere tutti gli URL “per la SEO” |
È lo stesso criterio che uso nell’audit gratuito: delle tante cose trovate, ne restituisco cinque. Le altre esistono, ma finché le prime cinque non sono sistemate cambiano poco.
La checklist dell’audit SEO

Da copiare e spuntare.
Tecnica
- Nessuna azione manuale né problema di sicurezza in Search Console.
- Stato dell’host verde nelle Statistiche di scansione.
- Robots.txt che non blocca sezioni, CSS o JavaScript importanti; crawler AI gestiti in modo consapevole.
- Una sola versione del sito: HTTP, www e barra finale con redirect 301 alla principale.
- HTTPS valido su tutto il sito, senza contenuti misti.
- Sitemap con soli URL canonici e indicizzabili, inviata in Search Console.
- Pagine importanti indicizzate; nessuna pagina inutile nell’indice.
- Canonical coerenti, hreflang corretti sui siti multilingua.
- Nessuna catena di redirect, nessun link interno verso 404 o redirect, nessun errore 5xx.
- Contenuti uguali su mobile e desktop; Core Web Vitals buoni sulle pagine principali.
Contenuti e on-page
- Title e H1 unici e descrittivi; meta description che invitano al clic.
- Ogni pagina importante risponde all’intento della sua ricerca principale.
- Nessuna cannibalizzazione tra pagine sulla stessa query.
- Contenuti vecchi aggiornati davvero; nessun contenuto sottile indicizzato senza motivo.
- Dati strutturati validi e coerenti con la pagina.
- Pagine importanti a pochi clic dalla home, nessuna pagina orfana, ancore descrittive.
Link e risultati
- Profilo backlink senza schemi sospetti; link a pagamento con
rel="sponsored". - Elenco delle ricerche dove i concorrenti ci sono e tu no.
- Conversioni da traffico organico misurate in GA4, per pagina.
- Fotografia iniziale di clic, impressioni e conversioni salvata, per confrontare tra qualche mese.
Gli errori più comuni quando si fa un audit
- Consegnare l’export dello strumento. Trecento avvisi senza priorità paralizzano chi deve intervenire.
- Correggere tutto con la stessa urgenza. L’alt mancante su un’icona e la sezione prodotti in noindex non sono lo stesso problema.
- Guardare solo la tecnica. Molti siti tecnicamente puliti non si posizionano perché le pagine non rispondono a quello che le persone cercano.
- Fidarsi dei miti. I 404 non penalizzano, Google non ha un numero di parole preferito, la meta description non è un fattore di ranking.
- Non misurare prima. Senza la fotografia iniziale non saprai mai se gli interventi hanno funzionato.
- Fare l’audit e non ripeterlo. Un sito cambia ogni settimana: plugin, contenuti, template. Per questo servono i mini audit e i controlli mirati.
Audit fai da te o audit professionale?
Con questa guida e gli strumenti gratuiti, su un sito di qualche decina di pagine un audit lo fai da solo. Diventa più complicato con migliaia di URL, filtri, più lingue, una migrazione in corso o un calo di traffico che non si spiega. Lì l’esperienza conta più degli strumenti: capire perché Google ha scelto un’altra canonica, o se un calo è un aggiornamento dell’algoritmo o un errore tecnico, richiede di aver visto molti casi.
Per questo abbiamo due livelli:
- l’audit SEO gratuito: ricevi le 5 cose da sistemare per prime sul tuo sito;
- l’audit SEO completo: tutte le aree di questa guida, con un piano di interventi in ordine di priorità da consegnare a chi gestisce il sito. Se poi serve qualcuno che segua gli interventi nel tempo, c’è la consulenza SEO.
Vuoi sapere quali sono i primi 5 interventi che farebbero la differenza sul tuo sito? Richiedi l’audit SEO gratuito: ricevi le 5 cose da sistemare per prime.
Domande frequenti
Ogni quanto fare un audit SEO?
Il nostro consiglio è un audit completo una volta l'anno, più dei mini audit ogni pochi mesi sulle parti che contano di più (pagine principali, errori di scansione, velocità). Ogni volta che si modifica qualcosa sul sito conviene poi controllare la parte toccata con un audit mirato. Google non fissa una frequenza per l'audit, ma consiglia di guardare Search Console più o meno una volta al mese e dopo ogni modifica ai contenuti. In alcuni momenti l'audit va fatto prima e ripetuto dopo: migrazione o cambio di dominio, rifacimento o cambio di CMS, cali di traffico senza motivo chiaro. Dopo un aggiornamento principale, Google consiglia di aspettare almeno una settimana dalla fine del rilascio prima di analizzare i dati.
Si può fare un audit SEO gratis?
Sì, per una prima verifica: Google Search Console, Google Analytics 4, PageSpeed Insights e Lighthouse sono gratuiti, e Screaming Frog ha una versione gratuita fino a 500 URL. Quello che serve davvero è l'esperienza per leggere i dati e decidere le priorità. Per un primo quadro puoi anche chiedere il nostro audit SEO gratuito.
Quanto tempo serve per un audit SEO?
Dipende dalla dimensione del sito. Su un sito di qualche decina di pagine, con questa guida, bastano poche ore. Su un e-commerce con migliaia di URL, più lingue o una migrazione in corso servono giorni, soprattutto per analizzare i contenuti e decidere le priorità.
Che differenza c'è tra audit SEO e strategia SEO?
L'audit dice cosa non funziona oggi e in che ordine sistemarlo; la strategia dice dove vuoi arrivare e con quali contenuti, pagine e link. Di solito l'audit viene prima, perché lavorare sulla strategia di un sito che Google non indicizza bene è tempo perso.
Gli errori 404 penalizzano il sito?
No. Google non indicizza gli URL che rispondono 404 e li toglie dall'indice, senza penalizzare il resto del sito. Conviene intervenire con un redirect 301 solo quando la pagina eliminata riceveva link o traffico e ha un sostituto pertinente, e correggere i link interni che puntano a pagine inesistenti.
Quanto deve essere veloce un sito?
Google considera buone le pagine con LCP entro 2,5 secondi, INP entro 200 millisecondi e CLS sotto 0,1, misurati sul 75° percentile delle visite reali. I valori si controllano nel rapporto Core Web Vitals di Search Console o con PageSpeed Insights.
Fonti
- Google Search Central, “Iniziare a usare Search Console”. developers.google.com/search/docs/monitor-debug/search-console-start?hl=it
- Google Search Central, “Aggiornamenti principali della Ricerca Google”. developers.google.com/search/docs/appearance/core-updates?hl=it
- Google Search Central, “Eseguire il debug di cali del traffico nella Ricerca Google”. developers.google.com/search/docs/monitor-debug/debugging-search-traffic-drops?hl=it
- Google Search Central, “Reindirizzamenti e Ricerca Google”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/301-redirects?hl=it
- Google Search Central, “In che modo i codici di stato HTTP e gli errori di rete e DNS influiscono sulla Ricerca Google”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/http-network-errors?hl=it
- Google Search Central, “Best practice per l'indicizzazione mobile-first”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/mobile/mobile-sites-mobile-first-indexing?hl=it
- Google Search Central, “Informazioni sui Segnali web essenziali e sui risultati di ricerca di Google”. developers.google.com/search/docs/appearance/core-web-vitals?hl=it
- web.dev, “Segnali web essenziali”. web.dev/articles/vitals?hl=it
- Google Search Central, “Creare contenuti utili, affidabili e incentrati sulle persone”. developers.google.com/search/docs/fundamentals/creating-helpful-content?hl=it
- Guida di Google Analytics, “Frequenza di rimbalzo e tasso di engagement”. support.google.com/analytics/answer/12195621?hl=it
- Guida di Google Analytics, “Universal Analytics non è più disponibile”. support.google.com/analytics/answer/11583528?hl=it
Tutte le pagine sono state aperte e verificate tra il 6 e l’8 ottobre 2026.
I capitoli della guida
Questo è l'articolo di apertura della guida SEO tecnica. Prosegui con i capitoli, in ordine.
- Capitolo 1: Canonical: cos'è il tag rel canonical e come usarlo12 min di lettura
- Capitolo 2: Sitemap: cos'è, a cosa serve e come crearla15 min di lettura
- Capitolo 3: Hreflang: cos'è, come si scrive e gli errori da evitare12 min di lettura
- Capitolo 4: Noscript: cos'è il tag HTML e che effetto ha sulla SEO10 min di lettura
- Capitolo 5: Server DNS: cos'è, come funziona e come configurarlo14 min di lettura
- Capitolo 6: Server proxy: cos'è, come funziona e come si configura11 min di lettura



