Sitemap: cos'è, a cosa serve e come crearla
Capitolo 2 di 6 della guida SEO tecnica
Quando serve, com'è fatta con esempi di codice, come inviarla a Google e come leggere gli errori in Search Console. Leggi la guida.
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Pubblicato il Aggiornato l'15 min di lettura

La sitemap è un file che elenca gli URL di un sito da far trovare ai motori di ricerca, con dati facoltativi come la data dell'ultima modifica; aiuta la scoperta delle pagine ma non è un fattore di ranking.
Indice dei contenuti (13 sezioni)
- Cos’è una sitemap
- Serve davvero una sitemap? Quando sì e quando no
- Sitemap XML e sitemap HTML: le differenze
- Com’è fatta una sitemap XML (con esempio)
- La sitemap indice, per i siti grandi
- Sitemap per immagini, video e notizie
- Cosa mettere e cosa non mettere nella sitemap
- Come creare la sitemap
- Come inviare la sitemap a Google e Bing
- Gli errori del rapporto Sitemap in Search Console
- Checklist della sitemap
- Domande frequenti
- Fonti
La sitemap è un file che elenca gli URL di un sito che vuoi far trovare ai motori di ricerca, con informazioni facoltative come la data dell’ultima modifica. Aiuta Google a scoprire le pagine e a capire quando sono cambiate; non le fa salire di posizione e non ne garantisce l’indicizzazione.
Detto così sembra poca cosa. In pratica è uno dei primi file che apro quando controllo un sito, perché in poche righe racconta molto: quali pagine il sito considera importanti, se il CMS sta generando URL inutili, se qualcuno ha dimenticato pagine in noindex o redirect. Qui trovi cos’è, quando serve davvero, come è fatta (con il codice), come crearla, come inviarla e come leggere gli errori in Search Console.
Cos’è una sitemap

Una sitemap è l’elenco delle pagine e dei file di un sito, scritto in un formato che i motori di ricerca sanno leggere. Google la descrive come un file in cui fornisci informazioni su pagine, video e altri file e sulle relazioni tra loro: per esempio la data di aggiornamento o le versioni in altre lingue di una pagina (Google Search Central).
Il paragone con l’indice di un libro funziona fino a un certo punto. L’indice ti dice dove si trova tutto; la sitemap invece elenca solo quello che vuoi far trovare. È un suggerimento: Googlebot continua a scoprire le pagine soprattutto seguendo i link, come spiego nella guida su come funzionano i motori di ricerca.
Serve davvero una sitemap? Quando sì e quando no

Google è onesto su questo punto: per molti siti piccoli la sitemap non è indispensabile. La documentazione indica i casi in cui serve e quelli in cui potrebbe non servire.
| Ti serve se… | Potrebbe non servirti se… |
|---|---|
| il sito è grande e alcune pagine nuove rischiano di non essere collegate bene | il sito ha circa 500 pagine al massimo (contando solo quelle da mostrare nella ricerca) |
| il sito è nuovo e ha pochi link da altri siti | tutte le pagine importanti sono raggiungibili con i link a partire dalla home |
| pubblichi molti video, immagini o notizie che vuoi far comparire nella ricerca | non hai video, immagini o notizie da far trovare in modo specifico |
La mia opinione: falla comunque. Costa zero, quasi tutti i CMS la generano da soli e ti dà una cosa preziosa che i link non ti danno, cioè il confronto in Search Console tra le pagine che hai dichiarato e quelle che Google ha davvero indicizzato. Quando quei due numeri divergono parecchio, hai trovato da dove partire.
Quello che non devi aspettarti è un effetto sul ranking. Google lo scrive chiaro: la sitemap non garantisce che tutti gli elementi vengano sottoposti a scansione e indicizzazione. Se una pagina è debole, duplicata o bloccata, metterla nella sitemap non la salva.
Sitemap XML e sitemap HTML: le differenze
Con la stessa parola si indicano due cose diverse.
| Sitemap XML | Sitemap HTML | |
|---|---|---|
| Per chi | Motori di ricerca | Persone |
| Formato | File .xml (o RSS/Atom, o testo semplice) | Pagina web normale, di solito linkata dal footer |
| Cosa contiene | URL assoluti, data di modifica, eventuali immagini, video, lingue | Link alle sezioni e alle pagine principali |
| Effetto | Aiuta la scoperta e la scansione degli URL | Aiuta l’orientamento e aggiunge link interni |
| Serve oggi? | Sì, quasi sempre | Solo su siti grandi o con una navigazione complicata |
La sitemap XML nasce in Google nel 2005; dal 2006 il protocollo è condiviso con gli altri motori ed è pubblicato su sitemaps.org. Google accetta anche feed RSS 2.0 e Atom 1.0 (utili per gli URL recenti, perché coprono solo quelli) e file di testo con un URL per riga. Per un sito normale l’XML resta la scelta giusta, perché è l’unico che supporta immagini, video e versioni linguistiche.
La sitemap HTML è l’erede delle pagine “mappa del sito” degli anni Novanta. Su un blog o un sito vetrina con un buon menu è superflua; su un catalogo con migliaia di categorie può ancora aiutare chi si perde.
C’è poi il tema dell’accessibilità. Il criterio 2.4.5 delle WCAG (“Più modalità”, livello AA) chiede che ogni pagina sia raggiungibile in almeno due modi, e la mappa del sito in HTML è una delle tecniche indicate dal W3C, insieme alla ricerca interna, all’indice e ai link di navigazione verso le pagine correlate (W3C, Understanding SC 2.4.5). Per i siti tenuti a rispettare i requisiti di accessibilità, come quelli della pubblica amministrazione, è per questo che la pagina “Mappa del sito” compare così spesso nel footer. Non è obbligatoria in sé: se hai già un motore di ricerca interno e una buona navigazione, il criterio è soddisfatto anche senza.
Com’è fatta una sitemap XML (con esempio)

Questa è una sitemap minima con due pagine, scritta come nell’esempio della documentazione di Google:
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<urlset xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9">
<url>
<loc>https://www.tuosito.it/</loc>
<lastmod>2026-09-30</lastmod>
</url>
<url>
<loc>https://www.tuosito.it/servizi/consulenza/</loc>
<lastmod>2026-10-05T10:30:00+02:00</lastmod>
</url>
</urlset>
La struttura è annidata: urlset contiene un blocco url per ogni pagina, e ogni url contiene i suoi campi. Eccoli, con quello che Google ne fa davvero:
| Tag | Obbligatorio | Cosa indica | Google lo usa? |
|---|---|---|---|
<loc> | Sì | URL assoluto della pagina | Sì |
<lastmod> | No | Data dell’ultima modifica significativa, in formato W3C (2026-09-30 oppure con ora e fuso) | Sì, ma solo se è coerente e verificabile |
<changefreq> | No | Frequenza di aggiornamento prevista | No, la ignora |
<priority> | No | Priorità relativa da 0.0 a 1.0 | No, la ignora |
Su lastmod vale la pena fermarsi. Google la usa per decidere quando ripassare su una pagina, ma solo se è affidabile: deve cambiare quando cambia il contenuto principale, i dati strutturati o i link, non quando aggiorni l’anno del copyright nel footer. Un CMS che mette la data di oggi su tutte le pagine a ogni rigenerazione insegna a Google a non fidarsi. A quel punto il campo diventa inutile proprio sulle pagine che hai aggiornato davvero.
Su priority e changefreq, invece, la mia posizione è netta: toglili. Google li ignora, e un file più corto è più facile da leggere quando devi controllarlo tu.
Le altre regole tecniche da rispettare:
- Codifica UTF-8 e caratteri speciali con escape: una
&nell’URL va scritta&, altrimenti il file non è un XML valido. - URL assoluti e completi, con lo stesso protocollo e lo stesso host della sitemap: Google prova a scansionarli esattamente come li scrivi.
- Limiti per file: 50.000 URL oppure 50 MB non compressi. Puoi comprimere il file in gzip, ma il limite vale sul file decompresso.
- Posizione: meglio nella radice del sito. Se non la invii da Search Console, una sitemap copre solo gli URL della sua cartella e delle sottocartelle: una sitemap in
/blog/sitemap.xmlnon può elencare/prodotti/.
La sitemap indice, per i siti grandi
Quando superi i 50.000 URL, o semplicemente vuoi tenere separati articoli, prodotti e categorie, dividi la sitemap in più file e li elenchi in una sitemap indice. È il file che invii a Google:
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<sitemapindex xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9">
<sitemap>
<loc>https://www.tuosito.it/sitemap-articoli.xml</loc>
<lastmod>2026-10-05</lastmod>
</sitemap>
<sitemap>
<loc>https://www.tuosito.it/sitemap-prodotti.xml.gz</loc>
<lastmod>2026-10-07</lastmod>
</sitemap>
</sitemapindex>
Un indice può elencare fino a 50.000 sitemap, che devono stare sullo stesso sito e nella stessa cartella dell’indice o in una sottocartella. In Search Console puoi inviare fino a 500 file indice per proprietà.
Dividere per tipo di contenuto ha un vantaggio pratico che va oltre i limiti: nel report di Search Console vedi subito quale gruppo di pagine ha problemi di indicizzazione. Se i prodotti sono indicizzati al 90% e le pagine filtro al 10%, sai dove guardare.
Sitemap per immagini, video e notizie
La sitemap XML accetta estensioni per altri tipi di contenuto, anche combinate nello stesso file. Le più usate:
- Immagini: servono se le immagini sono caricate in modi che Google non vede bene (per esempio via JavaScript) o stanno su un altro dominio, come un CDN. Dal 2022 Google usa solo il tag
image:loc; titolo, didascalia e licenza nella sitemap non vengono più letti. - Video: aggiungono titolo, descrizione, miniatura, durata e altri dati del video.
- Google News: per gli editori, con titolo e data di pubblicazione. Va limitata agli articoli degli ultimi due giorni.
Esempio di sitemap con un’immagine:
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<urlset xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9"
xmlns:image="http://www.google.com/schemas/sitemap-image/1.1">
<url>
<loc>https://www.tuosito.it/prodotti/bici-elettrica/</loc>
<image:image>
<image:loc>https://cdn.tuosito.it/img/bici-elettrica.jpg</image:loc>
</image:image>
</url>
</urlset>
La sitemap serve anche a dichiarare le versioni linguistiche di una pagina con i tag xhtml:link: è uno dei tre metodi per gli hreflang, il più comodo quando le lingue sono tante.
Cosa mettere e cosa non mettere nella sitemap
La sitemap deve contenere solo le pagine che vuoi vedere nei risultati di Google. Detto al contrario, sono fuori:
- URL che rispondono con un redirect (3xx) o con un errore (4xx, 5xx);
- pagine con
noindex; - URL bloccati dal robots.txt;
- pagine duplicate o non canoniche: se una pagina ha un canonical che punta altrove, in sitemap va l’altra;
- URL con parametri di tracciamento, ordinamento o sessione;
- pagine di servizio: carrello, account, risultati della ricerca interna, pagine di ringraziamento.
Ogni URL sbagliato è un segnale contraddittorio. Dici a Google “questa pagina è importante” e poi, quando arriva, trova un redirect o un noindex. Nessuna penalizzazione, ma un sito che si contraddice spesso fa sprecare scansioni e rende più difficile capire quali sono le pagine buone.
Come creare la sitemap

Scriverla a mano ha senso solo per siti di poche pagine che cambiano di rado. In tutti gli altri casi deve generarla il sito da solo, e aggiornarla ogni volta che pubblichi o togli una pagina.
- WordPress: dalla versione 5.5 (2020) crea da solo una sitemap all’indirizzo
/wp-sitemap.xml. I plugin SEO come Yoast SEO o Rank Math la disattivano e la sostituiscono con la propria (con Yoast è/sitemap_index.xml), che permette di escludere tipi di contenuto, tassonomie e singole pagine. - Shopify, Wix, Squarespace e simili: la generano in automatico su
/sitemap.xml; di solito non si modifica a mano. - Magento (Adobe Commerce), PrestaShop, Drupal, Joomla!: funzione integrata o modulo dedicato.
- Siti fatti su misura: la sitemap si genera dal database o dall’elenco delle route, ogni volta che il contenuto cambia. È la soluzione più pulita, perché
lastmodpuò prendere la data vera di modifica. - Generatori e crawler (Screaming Frog, generatori online): utili per un controllo o per siti statici, ma producono una fotografia. Se il sito cambia, la sitemap invecchia.
Qualunque strada scegli, dopo averla creata aprila nel browser e controlla tre cose: che si apra senza errori, che gli URL siano quelli canonici con https e il dominio giusto, che non ci siano sezioni che non vuoi indicizzare (tag, archivi per autore, allegati). Se ti occupi anche del sito, la sitemap è una delle cose che impostiamo all’inizio in un progetto di web design.
Come inviare la sitemap a Google e Bing
Ci sono due modi, e conviene usarli entrambi.
1. Riga nel robots.txt. Aggiungi al file robots.txt, nella radice del dominio, l’indirizzo completo della sitemap. La riga può stare ovunque nel file e puoi indicarne più di una:
User-agent: *
Disallow: /carrello/
Sitemap: https://www.tuosito.it/sitemap_index.xml
Funziona per tutti i motori che seguono il protocollo, non solo per Google.
2. Search Console. Apri il rapporto Sitemap, incolla l’URL nel campo “Aggiungi una nuova Sitemap” e premi “Invia”. Serve essere proprietario della proprietà. Il vantaggio è che il rapporto ti dice quando Google ha letto il file, quanti URL ha trovato e se ci sono errori. Per Bing si fa lo stesso da Bing Webmaster Tools.
Il vecchio “ping” (una richiesta HTTP del tipo google.com/ping?sitemap=…) non esiste più: Google ne ha annunciato la dismissione a giugno 2023 e Bing aveva già smesso di accettare gli invii anonimi a maggio 2022. Per avvisare Bing e altri motori dei contenuti nuovi oggi c’è IndexNow; Google non lo usa.
Una nota che sorprende molti: se rimuovi una sitemap dal rapporto di Search Console, Google non dimentica né il file né gli URL. Per fermare la scansione di qualcosa servono robots.txt, noindex o la rimozione della pagina.
Gli errori del rapporto Sitemap in Search Console

Il rapporto mostra per ogni file uno stato: “Riuscita”, “Presenta errori” o “Impossibile recuperare”. Questi sono gli errori che si vedono più spesso, con la causa tipica e cosa fare.
| Errore | Causa tipica | Cosa fare |
|---|---|---|
| Impossibile recuperare | Il file risponde 404, è bloccato dal robots.txt, da un firewall o richiede login | Apri l’URL da una finestra anonima, poi verifica con Controllo URL e “Test in tempo reale” |
| Errore HTTP | Il server risponde con un errore o un redirect | Invia l’URL finale, quello che risponde 200 |
| Errore di analisi / XML non valido | Caratteri senza escape (una & nuda), tag non chiusi, spazi o righe vuote prima di <?xml | Valida il file; con WordPress spesso è un plugin che stampa testo prima dell’XML |
| Spazio dei nomi non corretto | Namespace sbagliato o scritto male in urlset | Usa http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9 |
| Data non valida | lastmod in un formato diverso da W3C Datetime | Scrivi 2026-10-05 oppure 2026-10-05T10:30:00+02:00 |
| URL non consentito | URL di un altro dominio, di un altro protocollo o fuori dalla cartella della sitemap | Allinea https, www e cartella; sposta la sitemap nella radice |
| Numero eccessivo di URL / Errore dimensioni file | Oltre 50.000 URL o 50 MB non compressi | Dividi in più file e crea una sitemap indice |
| La Sitemap contiene URL bloccati dal file robots.txt | Pagine elencate ma vietate a Googlebot | Decidi: o togli l’URL dalla sitemap o togli il blocco |
| Sitemap vuota | Il generatore non trova contenuti o un filtro esclude tutto | Controlla le impostazioni del plugin o dello script |
Lo stato “Riuscita” vuol dire solo che Google ha letto il file. Per capire quante di quelle pagine sono indicizzate, apri il rapporto Pagine e filtra per sitemap: è lì che scopri le pagine “Rilevata, ma attualmente non indicizzata” o “Scansionata, ma attualmente non indicizzata”, che sono un problema di qualità o di priorità, non di sitemap. Ne parlo nella guida su come indicizzare il sito.
Checklist della sitemap

- La sitemap si apre e risponde 200, in UTF-8, senza errori XML.
- È indicata nel robots.txt ed è inviata in Search Console (e in Bing Webmaster Tools).
- Contiene solo URL canonici, indicizzabili, con risposta 200.
- Niente redirect, noindex, parametri, pagine di servizio.
- Protocollo e dominio coincidono con quelli del sito (https, con o senza www come la versione principale).
lastmodcambia solo quando cambia il contenuto;priorityechangefreqsi possono togliere.- Oltre 50.000 URL: più file e una sitemap indice, meglio se divisi per tipo di contenuto.
- Le pagine nuove compaiono nella sitemap appena pubblicate, quelle eliminate spariscono.
- Nel rapporto Pagine, la quota di URL inviati e non indicizzati è sotto controllo.
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Domande frequenti
La sitemap migliora il posizionamento su Google?
No. La sitemap aiuta Google a trovare gli URL e a capire quando sono cambiati, ma non garantisce né la scansione né l'indicizzazione e non è un fattore di ranking. Il posizionamento dipende dalla qualità e dalla pertinenza delle pagine.
Dove si trova la sitemap di un sito?
Di solito nella radice del dominio, con nomi come /sitemap.xml, /sitemap_index.xml (Yoast SEO) o /wp-sitemap.xml (WordPress senza plugin). Il modo più rapido per trovarla è aprire il file /robots.txt: spesso contiene una riga che inizia con Sitemap: seguita dall'indirizzo.
Quanti URL può contenere una sitemap?
Al massimo 50.000 URL per file e 50 MB non compressi. Oltre si creano più sitemap e le si elenca in una sitemap indice, che è il file da inviare a Google. Un indice può elencare fino a 50.000 sitemap.
Come si invia la sitemap a Google?
Con una riga Sitemap: seguita dall'URL completo nel file robots.txt, oppure dal rapporto Sitemap di Google Search Console, campo "Aggiungi una nuova Sitemap". Conviene fare entrambe le cose: Search Console mostra anche errori e numero di URL trovati. Il vecchio ping via URL non funziona più dal 2023.
Ogni quanto va aggiornata la sitemap?
Ogni volta che pubblichi, modifichi in modo sostanziale o elimini una pagina. Per questo deve generarla il CMS in automatico. Non serve inviarla di nuovo in Search Console a ogni modifica: Google la rilegge da solo.
Serve ancora la sitemap HTML?
Per la SEO quasi mai: i motori usano la sitemap XML e i link del menu. Una pagina mappa del sito in HTML può aiutare gli utenti su siti molto grandi o con una navigazione complicata; su un blog o un sito vetrina è superflua. Per l'accessibilità è una delle tecniche con cui soddisfare il criterio WCAG 2.4.5, che chiede almeno due modi per raggiungere ogni pagina.
Fonti
- Google Search Central, “Informazioni sulle Sitemap”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/sitemaps/overview?hl=it
- Google Search Central, “Creare e inviare una Sitemap”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/sitemaps/build-sitemap?hl=it
- Google Search Central, “Gestire Sitemap di grandi dimensioni con file indice”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/sitemaps/large-sitemaps?hl=it
- Google Search Central, “Sitemap per le immagini”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/sitemaps/image-sitemaps?hl=it
- Google Search Central, “Sitemap per Google News”. developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/sitemaps/news-sitemap?hl=it
- Guida di Search Console, “Gestire le Sitemap tramite il report Sitemap”. support.google.com/webmasters/answer/7451001?hl=it
- Google Search Central Blog, “Sitemaps ping endpoint is going away”, 26 giugno 2023. developers.google.com/search/blog/2023/06/sitemaps-lastmod-ping
- Sitemaps.org, “Sitemaps XML format” (protocollo). sitemaps.org/protocol.html
- Search Engine Land, “Microsoft Bing drops anonymous sitemap submission due to spam issues”, 13 maggio 2022. searchengineland.com/microsoft-bing-drops-anonymous-sitemap-submission-due-to-spam-issues-385178
- W3C, “Understanding Success Criterion 2.4.5: Multiple Ways” (WCAG 2.2). w3.org/WAI/WCAG22/Understanding/multiple-ways.html
- Make WordPress Core, “New XML Sitemaps Functionality in WordPress 5.5”, 22 luglio 2020. make.wordpress.org/core/2020/07/22/new-xml-sitemaps-functionality-in-wordpress-5-5/
Tutte le pagine sono state aperte e verificate l’8 ottobre 2026.



