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Posizionamento SEO

Come valutare un backlink: i criteri che uso prima di accettarne o cercarne uno

Capitolo 5 di 6 della guida Posizionamento SEO e strategia

Scheda con 9 criteri, ognuno con "passa se" e "si scarta se", il rel sponsored e i limiti di DR e Authority Score.

Eugenio Tommasi

Fondatore di SEO SRL

Pubblicato il 14 min di lettura

Una pagina di testo con un link evidenziato, collegata tramite un anello di catena a una scheda di valutazione con caselle spuntate e caselle scartate

Valutare un backlink vuol dire decidere se il link è pertinente, indicizzato, editoriale, dichiarato se pagato e utile a chi legge, prima di accettarlo o di cercarlo.

Indice dei contenuti (18 sezioni)

Valutare un backlink vuol dire decidere, prima di accettarlo o di cercarlo, se quel link ti serve, se è pulito e se puoi spiegarlo a chi lo leggerà. Non basta un numero in uno strumento: conta chi linka, da quale pagina, con quale contesto e a che condizioni.

Questa guida è la scheda che uso per decidere. Ogni criterio ha una riga "passa se" e una "si scarta se". La tabella è il materiale di lavoro: la puoi copiare e usare su un elenco di siti candidati. Le sezioni dopo spiegano come applico ogni riga e quali link ho rifiutato nel piano di seo.srl di ottobre 2026.

Le regole che attribuisco a Google vengono dalla sua documentazione, linkata alla prima menzione e ripetuta in fondo. La guida fa parte del percorso sulla strategia SEO: i link sono una leva, non la strategia.

La scheda di valutazione in una tabella

Passa il link che supera tutte le righe. Basta una riga di scarto immediato, quella dei link a pagamento non dichiarati o quella delle reti di siti, per scartarlo. Le altre righe si pesano insieme: un sito con poco traffico ma pertinente e letto da persone vere può passare, un sito con molto traffico e nessun legame con il tuo tema di solito no.

CriterioPassa seSi scarta se
Pertinenza tematica del sito e della paginaIl sito tratta il tuo argomento o uno vicino, e la pagina che linka parla di ciò che c'è nella pagina collegataIl sito parla di tutto e di niente, o la pagina non ha nulla a che vedere con la tua
Traffico organico vero e provenienzaIl sito riceve visite da ricerche reali, su temi coerenti con il suo contenuto, e puoi capire da dove arrivanoIl traffico è gonfiato, arriva da paesi o da ricerche che non c'entrano, oppure non si riesce a stimarlo
Pagina indicizzata e raggiungibileLa pagina è indicizzata, non è in noindex ed è raggiunta da link interni del sitoÈ una pagina orfana, esclusa dall'indice o nascosta in un'area che nessuno visita
Contesto editoriale e ancoraIl link sta dentro un testo scritto per chi legge, con un'ancora naturale e descrittivaSta in un footer, in una barra laterale, in un elenco di link o ha un'ancora ripetuta con la parola chiave esatta
Link pagato o scambiatoNessun compenso e nessuno scambio; se c'è una sponsorizzazione, il link porta rel="sponsored"C'è denaro, un prodotto o un favore in cambio e il link non è qualificato
Link in uscita della paginaPochi link, verso siti seri e coerenti con il temaDecine di link verso siti senza legame tra loro, o verso casinò, prestiti, farmaci e simili
Segnali di rete o di sito costruito per vendere linkIl sito ha una redazione, un autore, un'identità e contenuti che esisterebbero anche senza i linkCi sono pagine "scrivi per noi" a prezzo fisso, tariffe pubblicate per ogni link, siti gemelli con lo stesso proprietario
Valore per chi legge e referralChi legge ha un motivo per cliccare, e il link può portare visite vereIl link serve solo a "far salire" la pagina e nessuno lo cliccherebbe
Rischio rispetto alle norme antispamNon rientra in nessun esempio di link spam delle norme di GoogleRientra anche solo in uno: link comprati, scambi eccessivi, link automatici, directory di bassa qualità

Cosa penalizzano oggi le norme di Google

Per valutare un link serve sapere dove Google traccia il confine. La fonte è la sezione sul link spam delle norme antispam per la ricerca web. Google lo definisce come la pratica di creare link verso un sito, o da un sito, principalmente per manipolare le classifiche.

La pagina elenca esempi concreti. Questi sono quelli che mi servono nella scheda:

  • comprare o vendere link a scopo di ranking, cioè scambiare denaro, beni o servizi con un link, compreso l'invio di un prodotto in cambio di una recensione con link;
  • scambi eccessivi di link, del tipo "linka me e io linko te", e pagine di partner create solo per il cross-linking;
  • link creati con programmi o servizi automatizzati;
  • link in articoli sponsorizzati, guest post e comunicati stampa distribuiti su altri siti, quando i link hanno ancore ottimizzate e trasmettono ranking;
  • directory o segnalibri di bassa qualità, link in footer e template diffusi su molti siti, link ottimizzati nelle firme dei forum.

Le stesse norme dicono una cosa che molti ignorano: comprare e vendere pubblicità o sponsorizzazioni è normale nel web, e non è una violazione se i link sono qualificati con rel="nofollow" o rel="sponsored". Il problema non è pagare per essere visibili. Il problema è pagare e fingere che il link sia una citazione spontanea.

Le norme spiegano anche come Google trova le violazioni: con sistemi automatici e, quando serve, con una revisione umana che può portare a un'azione manuale. Un sito che viola le norme può comparire più in basso nei risultati o non comparire affatto. Per questo non guardo ai link con la logica del "tanto Google non se ne accorge". Valuto ogni link come se dovessi giustificarlo davanti a quella pagina.

Il contesto storico degli aggiornamenti sui link è nella pagina su Google Penguin. Qui conta lo stato attuale delle norme, ed è quello della pagina che ho letto.

Pertinenza: del sito e della pagina

La prima domanda è: perché una persona che sta leggendo quella pagina dovrebbe voler arrivare sulla mia? Se la risposta è chiara, il link ha una ragione di esistere. Se devo cercarla, di solito il link non serve.

Guardo due livelli. Il sito intero: di cosa si occupa, da quanto tempo, chi scrive. E la pagina singola: il testo, il titolo, le altre risorse citate. Un esempio ipotetico: un sito di cucina pubblica un articolo sull'attrezzatura da professionisti e linka un fornitore di forni. Il sito non è del settore del fornitore, ma la pagina sì. Il caso opposto, un sito del tuo settore con una pagina di elenchi di link generici, non passa.

Una regola che applico: se tolgo il link, il testo regge ancora? Se il link è l'unica ragione per cui la frase esiste, è un link costruito.

Traffico organico: vero, e da dove arriva

Il traffico organico di un sito è un indizio sulla sua vita reale: un sito che nessuno trova, e su cui nessuno torna, difficilmente passerà qualcosa ai suoi link. Lo stimo con gli strumenti che uso per i siti altrui, e lo tratto come una stima, non come un dato di Google. Gli strumenti SEO misurano solo ciò che riescono a vedere.

Più del numero conta la provenienza. Cerco tre cose:

  • le ricerche per cui il sito riceve visite sono coerenti con i suoi contenuti;
  • il paese e la lingua del traffico sono quelli del pubblico a cui si rivolge;
  • il traffico non dipende da una sola pagina o da una sola parola chiave estranea al tema.

Un sito con un'impennata improvvisa su ricerche che non hanno nulla a che fare con il suo tema, o con un crollo altrettanto brusco, merita un secondo sguardo prima di diventare un partner.

Indicizzazione e raggiungibilità della pagina

Un link su una pagina che Google non indicizza non può esserti utile per la ricerca. Prima di accettare un link, verifico tre cose sulla pagina che linkerà:

  1. è indicizzata, e non porta il tag robots noindex;
  2. è raggiunta da link interni dal resto del sito, quindi non è una pagina orfana;
  3. non vive in un'area che il sito stesso tiene fuori dalla vista, come un archivio vecchio o una sezione che non compare nel menu.

Per vedere se una pagina è nell'indice uso Google Search Console quando il sito è mio, e una ricerca mirata quando è di altri. Le basi su che cos'è un link e come viene letto sono nella pagina su cos'è un link.

Contesto editoriale e ancora

Il link migliore sta dentro un testo scritto per chi legge, con un'ancora che dice dove porta. Il peggiore sta in una colonna di link, in un footer comune a tutte le pagine, o in un elenco "siti amici". Le norme di Google citano espressamente i link nei footer e nei template diffusi su molti siti tra gli esempi di link spam.

Sull'ancora: se in una pagina compaiono dieci link verso dieci siti diversi e tutti hanno come testo la parola chiave esatta di una vendita, il contesto non è editoriale. Le norme di Google segnalano come problema gli articoli con link che hanno ancore ottimizzate. Io preferisco l'ancora descrittiva: il nome del tuo progetto, il titolo di una risorsa, una frase che dice cosa troverà chi clicca.

La domanda è semplice: ha ricevuto qualcosa, chi mette il link? Soldi, un prodotto, un altro link, un favore. Se la risposta è sì, quel link va qualificato. La documentazione su come qualificare i link in uscita indica tre valori:

  • rel="sponsored" per i link pubblicitari o a pagamento, indicato come il valore preferito rispetto a nofollow per questi casi;
  • rel="ugc" per i link generati dagli utenti, come commenti e post di forum;
  • rel="nofollow" quando nessuno degli altri due si applica e non vuoi che Google associ il tuo sito alla pagina collegata.

I valori si possono combinare, per esempio rel="ugc nofollow". Google precisa che questi link in genere non vengono seguiti.

Per la mia scheda questo significa una cosa pratica. Un sito che accetta un articolo sponsorizzato e lo pubblica con un link normale, senza dichiararlo, passa dalla parte sbagliata. Un sito che pubblica lo stesso contenuto con rel="sponsored" fa le cose in regola: il link vale come visibilità e visite, non come voto. Se non mi interessa quel tipo di visibilità, scarto. Se il link è per me solo un modo di spingere la classifica, scarto comunque, perché non lo cerco in quella forma.

Apro la pagina e conto i link in uscita. Non esiste una soglia magica, ma una pagina con due o tre link verso siti coerenti è una cosa, una pagina con quaranta link verso quaranta siti scollegati è un'altra. Guardo anche i bersagli: se tra i siti collegati ci sono quelli che di solito comprano link in massa, la pagina sta già vendendo posti.

Un controllo veloce: ti basta aprire due o tre articoli recenti del sito. Se in ognuno compare un link verso un servizio commerciale con ancora esatta e nessuna dichiarazione di sponsorizzazione, il quadro è chiaro.

Un sito fatto per vendere link ha un aspetto riconoscibile. Non ha una redazione, non ha un autore con un nome, tratta ogni argomento con lo stesso tono, e spesso pubblica una pagina con le tariffe per ogni link. Altri segnali: più siti con lo stesso proprietario, la stessa grafica e gli stessi link incrociati; articoli che finiscono tutti con un link verso un'attività senza alcuna ragione editoriale.

Le norme di Google parlano di scambi eccessivi e di pagine di partner create solo per il cross-linking. Le reti di siti gestite dallo stesso proprietario, che si linkano tra loro per alzare le classifiche, rientrano in questa logica. Per questo, nella mia scheda, i siti che io stesso seguo o possiedo non si linkano tra loro.

Valore per chi legge e referral

L'ultimo controllo è il più umano: qualcuno cliccherà? Un link che porta visite vere ha valore anche se Google lo ignorasse del tutto. Per questo guardo la posizione del link nella pagina, la sua vicinanza al contenuto che interessa, e se chi arriva trova ciò che l'ancora promette.

Dopo la pubblicazione puoi controllare nei report di analisi del sito se quel link porta visite. Se non porta mai nessuno, annotalo: è un dato utile per le scelte successive.

Le metriche di terze parti: servono a filtrare, non a decidere

Authority Score di Semrush, Domain Rating di Ahrefs, Trust Flow di Majestic: sono punteggi calcolati da strumenti privati, con i loro dati e le loro formule. Non sono valori di Google: Google non li pubblica. Due strumenti diversi danno numeri diversi per lo stesso sito, e nessuno dei due ti dice se quel link rispetta le norme.

Le uso in un solo modo: per ordinare un elenco lungo di siti e togliere i candidati peggiori. Un punteggio basso non ammazza un sito pertinente e reale. Un punteggio alto non salva un sito che vende link a tariffario. La decisione si prende con la scheda sopra, aprendo le pagine e leggendole.

Chi vende link spesso li presenta con queste metriche in vetrina, "DR 70", "Authority 60". È un segnale di cui diffidare: se il listino è costruito sul punteggio e non sul contenuto, il sito è fatto per vendere link.

Nel piano link di seo.srl di ottobre 2026 ho applicato questa scheda a una serie di opportunità. Sono casi veri, e non cito i nomi delle piattaforme. Ho rifiutato:

  • una piattaforma di agenzie che vende la visibilità nella propria classifica a pagamento: il posto in graduatoria si compra, quindi il link non è una citazione;
  • classifiche delle "migliori agenzie" con inserimento a pagamento: stesso meccanismo, e il lettore pensa di leggere una selezione indipendente;
  • directory locali con abbonamento: si paga un abbonamento per comparire;
  • link incrociati tra i siti che seguo o possiedo: una rete tra siti dello stesso proprietario, esattamente ciò che le norme descrivono come scambio eccessivo;
  • siti che chiedono articoli sponsorizzati senza dichiararlo: se il link va qualificato e il sito non lo fa, il rischio resta tutto a mio carico.

In tutti questi casi il link dipendeva da un pagamento o da uno scambio, e la scheda lo scartava per questo.

Accetto i link che esisterebbero anche se nessuno li cercasse. Nel piano sono questi:

  • profili aziendali reali, su piattaforme in cui l'azienda ha davvero un profilo;
  • recensioni di clienti veri, scritte da chi ha lavorato con noi;
  • contributi editoriali scritti gratis, per siti e testate che li pubblicano perché utili ai loro lettori;
  • citazioni di dati propri, quando qualcuno riprende un dato che abbiamo pubblicato e rimanda alla fonte.

È un elenco più corto di quello dei link rifiutati. Non mi preoccupa: un link che passa la scheda vale più di dieci che non la passano, perché non mi costringe a spiegare nulla. Come applichiamo la stessa scheda ai siti dei clienti è descritto nella pagina sulla link building.

La regola che applico

Niente PBN, niente link comprati, niente scambi, niente rete tra siti miei. Vale per i siti di seo.srl e per tutto ciò che seguo. Se una proposta richiede una di queste cose, la scheda non serve nemmeno: si scarta prima.

Questa regola mi semplifica il lavoro. Ogni link che arriva sul sito è un link che posso mostrare, spiegare e, se serve, difendere.

La scheda vale anche al contrario, sui link che ti puntano oggi. Il punto di partenza è il rapporto Link di Search Console. Secondo la pagina di aiuto del rapporto Link mostra le pagine più linkate da altri siti, i siti che linkano di più, il testo di ancoraggio più usato e i link interni, ed è esportabile fino a 100.000 righe. Ha limiti che conviene conoscere: è un campione e non l'elenco completo, le tabelle arrivano a 1.000 righe e il rapporto non dice se un link è nofollow.

Scorri l'elenco dei siti che ti linkano e applica la scheda ai più strani. Se trovi link che non vuoi, il primo passo è chiedere la rimozione al sito che li ospita.

Lo strumento di rifiuto dei link, il disavow, è l'ultima risorsa, non una pulizia di routine. La pagina di aiuto sul rifiuto dei link dice che va usato solo se hai un'azione manuale per link innaturali, o pensi che stia per arrivare, a causa di link a pagamento o altri schemi, e quando i link che non riesci a far rimuovere sono molti. Aggiunge che la maggior parte dei siti non ne ha bisogno, perché Google valuta da sé quali link considerare, e che se usato male può danneggiare le prestazioni del sito nei risultati.

Il file è un elenco di testo: un URL o un dominio per riga, con il prefisso domain: per escludere un dominio intero. Dopo il caricamento possono servire alcune settimane perché Google lo recepisca. I link rifiutati continuano a comparire nel rapporto Link.

Come uso la scheda nel lavoro di ogni giorno

Quando devo decidere su un link, procedo in quest'ordine:

  1. apro il sito e leggo tre pagine, non solo quella del link;
  2. passo le due righe di scarto immediato: link pagato non dichiarato e segnali di rete;
  3. verifico pertinenza, indicizzazione, contesto e link in uscita;
  4. uso le metriche degli strumenti solo per confrontare candidati simili;
  5. scrivo in una riga il motivo della decisione, così tra sei mesi so perché ho detto sì o no.

Il passo cinque sembra burocratico. Serve quando qualcuno propone di nuovo lo stesso sito e non ricordi perché lo avevi scartato. Le strade per ottenere link senza rischi, e il percorso di uscita da un'azione manuale, sono nella guida alla link building senza PBN. Per capire come Google ha dato peso ai link nel tempo c'è la pagina sul PageRank.

Domande frequenti

Posso rifiutare solo una sezione di un sito nel file di disavow?

No. Secondo la pagina di aiuto di Google, il file accetta un URL o un dominio per riga e non un intero sottopercorso come example.com/en/. Per escludere un dominio o un sottodominio intero si usa il prefisso domain:.

Il rapporto Link di Search Console mi dice se un link è nofollow?

No. La pagina di aiuto del rapporto indica che non mostra se un link è nofollow, e che è un campione, non l'elenco completo. Per sapere come è qualificato un link devi aprire la pagina che lo contiene e leggere l'attributo rel.

Fonti

Pagine consultate il 15 ottobre 2026.

  1. Google Search Central, "Spam policies for Google web search", sezione link spam. developers.google.com/search/docs/essentials/spam-policies
  2. Google Search Central, "Qualify your outbound links to Google". developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/qualify-outbound-links
  3. Guida di Search Console, "Disavow links to your site". support.google.com/webmasters/answer/2648487
  4. Guida di Search Console, "Links report". support.google.com/webmasters/answer/9049606

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