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Marketing digitale

Digital marketing: cos'è e come si costruisce una strategia

Inizio della guida Digital marketing e misurazione

Cos'è il digital marketing, quali canali scegliere e come costruire strategia e piano di marketing passo per passo, con un esempio e i dati sull'Italia.

Eugenio Tommasi

Fondatore di SEO SRL

Pubblicato il 18 min di lettura

Un grafico a barre collegato da una linea tratteggiata a uno schema di canali disposti attorno a un centro arancione

Il digital marketing è l'insieme delle attività con cui un'azienda trova, convince e mantiene clienti attraverso canali digitali come ricerca, risposte AI, social, email e sito, misurando ogni passaggio.

Indice dei contenuti (13 sezioni)

Il digital marketing è il modo in cui un'azienda trova, convince e mantiene i clienti usando i canali digitali: motori di ricerca, risposte delle AI, social, email, sito e pubblicità online. Rispetto al marketing tradizionale ha un vantaggio pratico: quasi ogni passaggio si può misurare, dal primo clic alla richiesta di preventivo. Funziona quando parte da una strategia, cioè da poche scelte chiare su chi vuoi raggiungere, con quale offerta e attraverso quali canali.

Questa pagina apre la guida al digital marketing di seo.srl. Trovi la mappa dei canali, con il rimando al capitolo che approfondisce ognuno, i dati su quanto cercano gli italiani ogni canale e su cosa fanno le imprese online, poi il metodo che uso per costruire una strategia e un piano di marketing, con un esempio completo. Chiudo con budget, misura ed errori comuni.

Digital marketing, marketing digitale, web marketing: di cosa parliamo

Digital marketing, marketing digitale, web marketing e marketing online indicano la stessa cosa. In Italia la forma inglese è di gran lunga la più cercata: "digital marketing" ha circa 12.100 ricerche al mese in Italia, "marketing digitale" circa 1.000, "web marketing" circa 880 e "marketing online" circa 260 (Google Keyword Planner, media degli ultimi 12 mesi a ottobre 2026). Cambia l'etichetta, non il contenuto.

Il contenuto si divide in tre parti che conviene tenere separate:

  • I canali: dove incontri il cliente. Ricerca su Google, risposte delle AI, social, email, schede locali, pubblicità.
  • Il sito e le pagine di atterraggio: dove il contatto diventa una richiesta, una prenotazione o un acquisto.
  • La misura: come sai quale canale ha portato cosa, e quanto è costato.

Chi parte dai canali ("dobbiamo essere su TikTok") di solito spende prima di aver deciso cosa vuole ottenere. Chi parte dall'obiettivo sceglie due o tre canali e li fa bene. Il resto di questa pagina segue questo ordine.

Una distinzione utile riguarda chi cerca e chi no. Su Google una persona scrive cosa le serve: la domanda esiste già e tu devi farti trovare. Su Instagram o Facebook la stessa persona scorre contenuti e non sta cercando te: la domanda va creata. Molte scelte di canale discendono da qui.

La mappa del digital marketing: i canali e cosa fa ognuno

La tabella riassume i canali principali, il lavoro che fanno e il capitolo della guida (o la pagina del sito) che li approfondisce.

CanaleCosa faTempiDove approfondire
SEOPorta visite da chi cerca su Google senza pagare il clicMesiCos'è la SEO
Risposte AIFa citare il sito nelle risposte di AI Mode, ChatGPT e similiMesiGoogle AI Mode, GEO
Google AdsMostra annunci a chi cerca, si paga al clicGiorniGoogle Ads
Meta Ads e socialRaggiunge chi non sta cercando, crea domandaSettimaneMeta Ads
Content marketingAttira un pubblico preciso con contenuti utili e costantiMesiContent marketing
Email marketingRiporta contatti e clienti a comprare di nuovoSettimaneEmail marketing
Google Business ProfileFa trovare l'attività locale su Ricerca e MapsSettimaneGoogle Business Profile
Landing pageTrasforma la visita in contattoGiorniLanding page
MisuraDice quale canale porta risultati e a che costoContinuaGA4, ROAS

Ricerca organica: la SEO

Google definisce la SEO come il lavoro che aiuta i motori di ricerca a capire i tuoi contenuti e gli utenti a trovare il sito e decidere se visitarlo (Search Engine Optimization (SEO) Starter Guide, Google Search Central). Il clic non si paga, ma il lavoro sì: contenuti, parte tecnica, link. La stessa guida avverte che alcune modifiche hanno effetto in poche ore, altre in diversi mesi. Per questo la SEO è un investimento che rende nel tempo, non un interruttore. Le basi sono nel capitolo su cos'è la SEO e come funziona.

Risposte delle AI

Una parte delle ricerche oggi finisce in una risposta generata: AI Overview e AI Mode di Google, ChatGPT, Gemini, Perplexity. Comparire tra le fonti citate è un canale a sé, che parte dalla SEO ma ha regole proprie. Il funzionamento della modalità di Google è spiegato in Google AI Mode: cos'è e come ottimizzare il sito; il lavoro per farsi citare dagli assistenti è nella guida alla Generative Engine Optimization.

Pubblicità sulla ricerca: Google Ads

Con Google Ads scegli quanto spendere in media al giorno e paghi solo quando qualcuno clicca l'annuncio; gli annunci della rete di ricerca compaiono accanto ai risultati di Google (Set up your first campaign, guida di Google Ads). È il canale più rapido per intercettare una domanda che esiste già: una campagna può portare visite dal giorno in cui parte. Gestisco campagne Google Ads da oltre 15 anni: una campagna rende quando la pagina di destinazione e il tracciamento sono pronti prima di accendere la spesa. Struttura, asta e costi sono nel capitolo Google Ads: cos'è, come funziona e quanto costa.

Social e pubblicità social

Sui social distinguo due lavori. Il primo è la presenza organica: pagina, contenuti, risposte ai commenti. Il secondo è la pubblicità, che su Facebook e Instagram passa da Meta Ads e permette di scegliere obiettivo, pubblico e budget. La pubblicità social serve soprattutto a far conoscere un prodotto a chi non lo sta cercando. Come si imposta una campagna è nel capitolo su Meta Ads, le campagne su Facebook e Instagram.

Contenuti ed email

Il content marketing produce articoli, guide, video e casi che rispondono alle domande dei clienti prima che comprino. Alimenta la SEO, dà materiale ai social e costruisce fiducia. Il metodo per impostarlo è nel capitolo sul content marketing e la sua strategia.

L'email è il canale che parla a chi ti conosce già: iscritti, contatti, clienti. Costa poco per invio e lavora sulla seconda vendita, sulla fedeltà, sui contatti che non erano pronti. Ha però regole precise su consenso e disiscrizione, che trovi nella guida all'email marketing, tra strategie e regole.

Presenza locale e sito

Per un'attività con clienti in una zona, la scheda su Google conta quanto il sito. Google descrive il Business Profile come gratuito e pensato per far trovare l'attività su Google e Google Maps (Benefits of using a Business Profile, guida di Google). Come si apre, si verifica e si cura è nel capitolo su Google Business Profile.

Tutti i canali portano da qualche parte: alla home, a una scheda prodotto, a una pagina costruita per una sola offerta. Quando il traffico è a pagamento, una pagina dedicata con un solo obiettivo fa spesso la differenza tra un clic e un contatto. Come si progetta lo spiego nella pagina sulla landing page.

Come far lavorare insieme questi canali, con le differenze tra multicanale, cross-canale e omnicanale e i modelli di attribuzione, è il tema del capitolo sul marketing multicanale. Qui non lo ripeto.

Quanto cercano gli italiani ogni canale

Per costruire la mappa delle parole chiave di seo.srl ho estratto da Google Keyword Planner più di mille ricerche italiane sui temi del sito, il 13 ottobre 2026. Dalla mappa ho preso la keyword principale di ogni canale. Il volume è la media mensile degli ultimi 12 mesi in Italia, in lingua italiana, nelle fasce arrotondate che Google restituisce.

CanaleKeywordRicerche al mese in Italia
Pubblicità sulla ricercagoogle adscirca 110.000
Risposte AIai mode googlecirca 27.100
Presenza localegoogle business profilecirca 18.100
Risposte AIai overviewcirca 14.800
Tema generaledigital marketingcirca 12.100
Socialsocial media marketingcirca 9.900
Pubblicità socialmeta adscirca 6.600
Pagine di atterraggiolanding pagecirca 6.600
Pubblicità socialtiktok adscirca 5.400
Pubblicità socialfacebook adscirca 3.600
Misuragoogle analytics 4circa 3.600
Funnel e contattilead generationcirca 2.400
Pubblicità sociallinkedin adscirca 1.300

Fonte: mappa keyword di seo.srl, Google Keyword Planner, Italia, media degli ultimi 12 mesi a ottobre 2026.

Tre letture, con un limite da tenere presente.

  • Google Ads domina l'interesse. Circa 110.000 ricerche al mese: molte aziende e professionisti cercano lo strumento per usarlo o capirlo. È il canale su cui si fanno più domande.
  • Le risposte AI sono già un tema di massa. "ai mode google" e "ai overview" superano, ciascuna da sola, la keyword "digital marketing". Chi lavora sul canale organico non può più ignorarle.
  • La scheda locale interessa più dei social a pagamento. "google business profile" supera "meta ads", "tiktok ads" e "facebook ads" presi uno per uno.

Il limite: questi numeri misurano quanta gente cerca un canale su Google, non quanto il canale rende. Una keyword molto cercata dice che l'argomento interessa, non che porterà clienti alla tua azienda. Inoltre la mappa è stata costruita per le pagine nuove del sito: le parole generiche "seo", "email marketing" e "content marketing", che hanno già una pagina, non sono tra le keyword estratte. Per questi tre canali la tabella non dà un numero, e non ne uso uno sostitutivo.

Cosa fanno le imprese italiane online: i dati Istat ed Eurostat

La domanda di ricerca dice cosa interessa. I dati ufficiali dicono cosa le imprese fanno davvero. Il rapporto Istat Imprese e ICT, anno 2025, pubblicato il 15 dicembre 2025, riguarda le imprese con almeno 10 addetti.

Indicatore (imprese con almeno 10 addetti)TotalePMI (10-249 addetti)Grandi imprese
Hanno un sito web (2025)76,5%76,1%93,4%
Usano i social media (2025)59,0%58,5%83,6%

Sulle vendite, Istat rileva che il 20,1% delle imprese con almeno 10 addetti ha venduto online, generando il 15,7% del fatturato totale. La quota cresce con la dimensione: dal 18,8% delle imprese con 10-49 addetti al 46,6% delle grandi. Il 12,9% vende via web dal proprio sito, l'11,5% tramite piattaforme e marketplace. Nello stesso rapporto Istat precisa che i dati sulle vendite online si riferiscono all'anno precedente la rilevazione, cioè al 2024.

Sulla pubblicità online il dato più recente che ho trovato è europeo. Secondo Eurostat, nel 2024 quasi un'impresa europea su tre tra quelle con almeno 10 addetti, il 32,59%, ha fatto pubblicità a pagamento su internet; tra queste il 76,83% ha usato la pubblicità contestuale, legata al contenuto della pagina o alle parole cercate (Internet advertising of businesses - statistics on usage of ads, Eurostat).

Cosa ne ricavo per una strategia. Avere un sito e una pagina social è ormai la norma, quindi non distingue nessuno. La distanza tra piccole e grandi imprese nelle vendite online è ampia, e per una PMI è uno spazio da prendere più che un dato da subire. E in Europa due imprese su tre non hanno pagato pubblicità online nel 2024: la pubblicità a pagamento è una scelta, non un passaggio obbligato per chi è online.

Strategia di digital marketing e piano di marketing: la differenza

I due termini si usano come sinonimi, ma rispondono a domande diverse.

Strategia digitalePiano di marketing
DomandaCosa vogliamo ottenere e dove giochiamoChi fa cosa, quando e con quanti soldi
ContenutoObiettivo, pubblico, posizionamento, canali scelti e scartatiAttività, calendario, budget per canale, indicatori, responsabili
OrizzonteUno-tre anniDodici mesi, rivisto ogni trimestre
LunghezzaUna o due pagineUn documento operativo con tabelle

La strategia viene prima e cambia poco. Il piano la traduce in lavoro e cambia spesso, a ogni lettura dei numeri. Un piano senza strategia è una lista di attività; una strategia senza piano resta un documento nel cassetto.

Come costruisco una strategia di digital marketing in 7 passi

È la sequenza che seguo quando imposto la strategia di un'azienda, piccola o grande. I passi sono gli stessi; cambiano il budget e il numero di canali.

1. Un obiettivo di business, con un numero

"Più visibilità" non è un obiettivo. "Venti richieste di preventivo qualificate al mese entro un anno" lo è. L'obiettivo si scrive in termini che il titolare riconosce: vendite, contatti, prenotazioni, iscritti. Da lì si risale a quante visite servono e a quale costo massimo per contatto conviene arrivare.

2. Il pubblico e la domanda: esiste già o va creata?

Prima di scegliere i canali controllo se le persone cercano già quello che l'azienda vende. Lo strumento è lo stesso della tabella sopra: il Keyword Planner di Google, sulle parole che userebbe un cliente. Se le ricerche ci sono, la domanda esiste e la priorità è farsi trovare. Se sono poche o nessuna, perché il prodotto è nuovo o il bisogno non è percepito, la domanda va creata e servono canali che raggiungono chi non cerca.

Nello stesso passo descrivo il cliente tipo: chi decide l'acquisto, quali dubbi ha, dove si informa. Per un'azienda B2B spesso decide una persona e firma un'altra, e il messaggio deve servire a entrambe.

3. Il punto di partenza

Prima di aggiungere canali guardo cosa c'è: il sito, da dove arrivano oggi le visite, quante diventano contatti, se il tracciamento registra davvero richieste e vendite. Spesso il primo intervento non è un canale nuovo ma una pagina che converte meglio o una misura che funziona. Senza questo passo ogni euro speso dopo è difficile da leggere.

4. La scelta dei canali

Scelgo due o tre canali, non otto. Il criterio è nella tabella della sezione successiva: tipo di domanda, tipo di cliente, risorse disponibili. Per ogni canale scritto nel piano metto anche quelli scartati e il perché: evita di riaprire la discussione ogni mese.

5. Offerta, messaggio e pagina

Ogni canale ha bisogno di una cosa da dire e di un posto dove portare la persona. L'offerta può essere un preventivo, una prova, una guida da scaricare, una visita. Il messaggio dice perché scegliere te, con fatti concreti. La pagina di destinazione mantiene la promessa dell'annuncio o del contenuto.

6. Budget e test

Il budget si divide tra canali che rendono subito (pubblicità) e canali che rendono nel tempo (SEO, contenuti, lista email). Nei primi mesi una parte del budget serve a imparare: quale pubblico risponde, quale messaggio, quale offerta. Il ragionamento sulla cifra è nella sezione sul budget più avanti.

7. Misura e revisione

Prima di partire decido quali numeri guardo e ogni quanto: un indicatore principale legato all'obiettivo (contatti, vendite) e pochi indicatori di canale. Ogni trimestre rileggo i dati, sposto il budget verso ciò che funziona e taglio il resto. La strategia resta; il piano si aggiorna.

Il metodo che uso per scegliere i canali

Questa è la tabella di partenza che uso per decidere dove mettere i primi euro e le prime ore. Non sostituisce i dati dell'azienda, ma evita gli errori più costosi, come fare pubblicità social per un servizio che la gente cerca già su Google.

Situazione dell'aziendaPrimo canaleSecondo canaleCosa misuro
La domanda esiste già: le persone cercano il prodotto o il servizioGoogle Ads sulle ricerche con intento d'acquistoSEO sulle stesse ricerche, per ridurre nel tempo il costo per contattoContatti e costo per contatto per parola chiave
La domanda va creata: prodotto nuovo o bisogno non percepitoMeta Ads e contenuti socialContent marketing per spiegare il problemaCosto per contatto, crescita delle ricerche sul marchio
Clienti già acquisiti, acquisti ripetutiEmail marketing alla base clientiContenuti che danno motivi per tornareVendite ripetute, tasso di riacquisto
Attività locale con clienti in zonaGoogle Business ProfileGoogle Ads con raggio geografico, SEO localeChiamate, richieste di indicazioni, prenotazioni
Vendita B2B con ciclo lungoContenuti e SEO sulle domande dei decisoriEmail per accompagnare i contattiContatti qualificati, opportunità in trattativa
E-commerceGoogle Ads, incluse le campagne ShoppingEmail per carrelli abbandonati e clientiVendite e ROAS per canale

Le righe non si escludono. Un ristorante è un'attività locale con clienti che tornano, e quindi lavora su scheda Google ed email insieme. La tabella indica da dove partire, non dove fermarsi.

Un esempio di piano di marketing digitale

Esempio ipotetico, costruito per mostrare la struttura di un piano: un'azienda di installazione di impianti fotovoltaici per privati, con clienti in una provincia e un sito che oggi riceve poche richieste. Le scelte seguono i passi e la tabella delle sezioni precedenti.

Voce del pianoContenuto nell'esempio
ObiettivoAumentare le richieste di sopralluogo dal sito, con un costo per richiesta sostenibile rispetto al margine medio di un impianto
PubblicoProprietari di casa nella provincia, che confrontano preventivi e chiedono informazioni su incentivi e tempi
DomandaEsiste: le persone cercano installatori e preventivi nella loro zona
Canali sceltiGoogle Ads sulle ricerche locali con intento d'acquisto; Google Business Profile; SEO su pagine di servizio e domande frequenti
Canali scartatiPubblicità su TikTok e LinkedIn: pubblico poco legato alla zona o alla decisione
OffertaSopralluogo e preventivo gratuiti, con una landing page dedicata e un modulo breve
ContenutiUna pagina per ogni dubbio ricorrente (costi, tempi, manutenzione), riusata nelle email ai contatti non ancora pronti
MisuraInvio del modulo e clic sul telefono come eventi chiave in GA4; conversioni importate in Google Ads; esito di ogni richiesta segnato nel foglio commerciale
ResponsabiliIl titolare per offerta e risposte ai contatti; chi gestisce il marketing per campagne, pagine e report

Il calendario dell'esempio, diviso per trimestre:

  1. Primo trimestre: tracciamento delle conversioni, landing page, scheda Google completata, prima campagna Google Ads su poche parole chiave.
  2. Secondo trimestre: lettura dei costi per richiesta, taglio delle parole chiave che spendono senza contatti, prime pagine SEO sulle domande frequenti.
  3. Terzo trimestre: richiesta di recensioni ai clienti serviti, email ai contatti che non hanno ancora deciso, nuove pagine sui temi che portano più richieste.
  4. Quarto trimestre: confronto tra canali sul costo per richiesta e sulle vendite chiuse, nuovo piano per l'anno dopo.

Lo stesso schema vale per altri settori: cambiano le righe della tabella, non le voci. Un piano di marketing che non ha tutte queste voci di solito manca proprio di quelle meno piacevoli da scrivere: i canali scartati, i responsabili e la misura.

Budget: come ragiono sulla cifra da investire

Non esiste una percentuale del fatturato giusta per tutti, e non ne do una. La cifra si ragiona al contrario, partendo dal valore di un cliente.

  1. Quanto vale un cliente: il margine della prima vendita e, se ci sono, degli acquisti successivi.
  2. Quanto puoi spendere per acquisirlo: una parte di quel margine, che lasci comunque un utile.
  3. Quanti contatti servono per un cliente: se chiudi un contatto su cinque, il costo per contatto massimo è un quinto del costo per cliente.
  4. Quanto budget serve per avere dati: abbastanza contatti al mese per capire se un canale funziona. Con pochi clic al mese i numeri non dicono niente.

Per le campagne che vendono online, lo stesso ragionamento passa dal ROAS, il rapporto tra ricavi e spesa pubblicitaria. Il valore minimo sotto cui una campagna perde soldi dipende dal margine: la formula e gli esempi sono nel capitolo sul ROAS e il ROAS di pareggio.

I canali organici non hanno un costo per clic, ma hanno un costo in ore: scrivere, aggiornare il sito, rispondere ai commenti, curare la lista. Nel piano li metto con la stessa serietà della pubblicità, con ore stimate e un responsabile. Un canale "gratuito" senza tempo assegnato non parte.

Misurare: dal clic alla vendita

La misura è quello che rende il digital marketing diverso da un volantino: sai cosa ha funzionato. Funziona solo se è impostata prima di spendere.

In Google Analytics 4 l'unità di base è l'evento. Google definisce evento chiave un evento che misura un'azione particolarmente importante per il successo dell'attività, e qualsiasi evento raccolto può diventarlo (About key events, guida di Google Analytics). Nella pratica scelgo come eventi chiave poche azioni: invio del modulo, acquisto, clic sul numero di telefono, prenotazione. La configurazione passo per passo è nel capitolo su Google Analytics 4 e i report che servono; per leggere il percorso fase per fase c'è il capitolo sul funnel di marketing.

Per sapere da dove arriva il traffico di email, social e campagne fuori da Google, si aggiungono ai link i parametri UTM. Google raccomanda di usare sempre utm_source, utm_medium e utm_campaign; senza parametri, nei report compaiono valori "(not set)" (URL builders: Collect campaign data with custom URLs, guida di Google Analytics). Per questo nel piano metto una regola di nomi per le campagne, uguale per tutti quelli che pubblicano link.

Un dettaglio che crea confusione: una conversione di Google Ads si può creare da un evento chiave di Analytics, ma la stessa guida di Google precisa che le conversioni di Google Ads non compaiono nei report standard di Analytics. I due strumenti danno numeri diversi anche quando sono collegati bene. Decido in anticipo quale fonte guardo per quale domanda e non sommo i numeri dei due.

L'ultimo passo è fuori dagli strumenti: segnare l'esito di ogni contatto. Una campagna che porta molti contatti ma nessuna vendita costa più di una che ne porta pochi e buoni, e lo si vede solo se il commerciale registra cosa succede dopo il modulo. Come si qualificano i contatti e quanto puoi pagarne uno è nel capitolo sulla lead generation.

Gli errori più comuni

  • Partire dal canale invece che dall'obiettivo. "Dobbiamo fare TikTok" prima di sapere cosa si vuole ottenere porta a spendere su un canale scelto per moda.
  • Troppi canali con poco budget. Cinque canali fatti a metà producono dati illeggibili e nessun risultato chiaro. Due canali fatti bene insegnano qualcosa.
  • Pubblicità prima del tracciamento. Senza eventi chiave e conversioni impostati non sai cosa ha funzionato, e il sistema di offerta di Google o Meta non sa cosa cercare.
  • Mandare il traffico alla home. Chi clicca un annuncio su un servizio deve trovare quel servizio, non il menu del sito.
  • Giudicare la SEO dopo un mese. È un canale che rende nel tempo: valutarla come una campagna a pagamento porta a fermarla quando inizia a dare risultati.
  • Guardare metriche che non pagano. Like, visualizzazioni e follower dicono poco se non portano a contatti o vendite. L'indicatore principale resta quello scritto nell'obiettivo.
  • Un piano scritto una volta e mai riletto. Il piano vive se ogni trimestre qualcuno lo confronta con i numeri e lo cambia.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per vedere i risultati del digital marketing?

Dipende dal canale. Una campagna Google Ads può portare visite dal giorno in cui parte, mentre per la SEO Google stesso avverte che alcune modifiche hanno effetto in poche ore e altre in diversi mesi. Per questo un piano mette insieme canali rapidi e canali che rendono nel tempo, e si valuta per trimestri, non per settimane.

Una piccola impresa può fare digital marketing da sola?

Sì, se sceglie pochi canali e ci dedica ore fisse ogni settimana. Una scheda Google Business Profile curata, un sito con pagine chiare e una lista email si gestiscono anche internamente. La pubblicità a pagamento e il tracciamento delle conversioni sono le parti dove un errore costa di più, e lì un aiuto esterno, anche solo per l'impostazione, di solito si ripaga.

Serve una laurea per lavorare nel digital marketing?

No, non è richiesta una laurea specifica. Contano la capacità di leggere i dati, di scrivere per un pubblico preciso e di usare gli strumenti dei singoli canali, da Google Ads a GA4. Una formazione in economia, comunicazione o materie quantitative aiuta, ma la differenza la fanno i progetti seguiti davvero.

Fonti

Pagine consultate il 15 ottobre 2026.

  1. Google Search Central, "Search Engine Optimization (SEO) Starter Guide". developers.google.com/search/docs/fundamentals/seo-starter-guide
  2. Guida di Google Ads, "Set up your first campaign". support.google.com/google-ads/answer/6366743
  3. Guida di Google, "Benefits of using a Business Profile". support.google.com/google-ads/answer/143059?hl=en
  4. Istat, "Imprese e ICT. Anno 2025", 15 dicembre 2025. istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Statreport_ICT2025.pdf
  5. Eurostat, "Internet advertising of businesses - statistics on usage of ads", Statistics Explained, dati 2024. ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/54450.pdf
  6. Guida di Google Analytics, "About key events". support.google.com/analytics/answer/9267568
  7. Guida di Google Analytics, "URL builders: Collect campaign data with custom URLs". support.google.com/analytics/answer/10917952?hl=en

I capitoli della guida

Questo è l'articolo di apertura della guida Digital marketing e misurazione. Prosegui con i capitoli, in ordine.

  1. Capitolo 1: Marketing multicanale: cos'è, come funziona e come integrarlo nella tua strategia digitale6 min di lettura
  2. Capitolo 2: Content marketing: cos'è e come creare una strategia che porta clienti14 min di lettura
  3. Capitolo 3: Email marketing: la guida completa (strategie, regole, strumenti ed esempi)21 min di lettura
  4. Capitolo 4: Google Tag Manager: cos'è, come funziona e come configurarlo18 min di lettura
  5. Capitolo 5: ROAS: cos'è, come si calcola e qual è un buon valore16 min di lettura
  6. Capitolo 6: Metriche startup: i numeri che ogni founder deve tenere d'occhio7 min di lettura
  7. Capitolo 7: Google Analytics 4: configurazione, eventi e report che servono davvero15 min di lettura
  8. Capitolo 8: Lead generation: come trovare clienti online, canale per canale17 min di lettura
  9. Capitolo 9: CRO: come aumentare le conversioni senza aumentare il traffico14 min di lettura
  10. Capitolo 10: Funnel di marketing: cos'è e come si misura ogni fase11 min di lettura
  11. Capitolo 11: Brand awareness: cos'è e come si misura10 min di lettura
  12. Capitolo 12: CRM: cos'è, a cosa serve e come sceglierlo11 min di lettura
  13. Capitolo 13: Inbound marketing: cos'è e come funziona in pratica9 min di lettura
  14. Capitolo 14: Marketing automation: cos'è e da dove iniziare11 min di lettura

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