Brand awareness: cos'è e come si misura
Capitolo 11 di 14 della guida Digital marketing e misurazione
Cos'è la brand awareness, notorietà spontanea e sollecitata, e come misurarla con Search Console, Trends e GA4: il filtro regex passo per passo.
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Pubblicato il 10 min di lettura

La brand awareness, o notorietà di marca, è quanto le persone conoscono un marchio: lo nominano da sole (spontanea) o lo riconoscono quando lo incontrano (sollecitata).
Indice dei contenuti (11 sezioni)
- Che cosa significa brand awareness
- Notorietà spontanea e sollecitata
- Come si misura la brand awareness
- Le ricerche di marca in Search Console
- Impostare il filtro per le query di marca, passo per passo
- Quando il nome è fatto di parole generiche
- Google Trends e traffico diretto
- Menzioni, citazioni e sondaggi
- Copertura e frequenza nelle campagne
- Brand awareness e SEO
- Fonti
La brand awareness, in italiano notorietà di marca, è la misura in cui le persone conoscono un marchio e lo associano a un tipo di prodotto o di servizio. Si misura su due livelli: quante persone lo nominano da sole e quante lo riconoscono quando lo vedono. È un tema della guida al digital marketing, e in un funnel di marketing è la fase in cui qualcuno viene a sapere che esisti.
La ricerca "brand awareness" conta circa 1.900 ricerche al mese in Italia (Google Keyword Planner, media degli ultimi 12 mesi a ottobre 2026). Chi la cerca vuole di solito due cose: la definizione e un modo per misurare. Le varianti "brand awareness cos è" (circa 110 ricerche) e "brand awareness esempi" (circa 30) puntano nella stessa direzione. Qui trovi entrambe, con un esempio passo per passo in Search Console.
Che cosa significa brand awareness
Notorietà non vuol dire che le persone comprano da te. Vuol dire che, quando hanno un bisogno nella tua categoria, il tuo nome è tra quelli che conoscono. Ipsos, nella sua enciclopedia, descrive l'awareness come la fase iniziale del contatto con un'offerta: le persone hanno già ricevuto informazioni sulla sua esistenza, ma non si sono ancora fatte un'opinione completa (Ipsos Encyclopedia, "Awareness"). Contribuisce alla scelta insieme alla prova e al riacquisto.
Il ragionamento pratico è semplice. Una persona non può cercare per nome un marchio che non conosce. Chi non ti conosce ti trova, se ti trova, scrivendo il problema che ha: è il campo delle ricerche non di marca. Chi ti conosce può scrivere direttamente il tuo nome, e questo cambia il modo in cui lo trova.
Notorietà spontanea e sollecitata
Le ricerche di mercato distinguono due modi di misurare la notorietà. Sempre secondo Ipsos, la notorietà spontanea (unaided awareness) è la percentuale di persone che riesce a citare un marchio senza alcun aiuto. Il primo marchio nominato si chiama top of mind. La notorietà sollecitata (aided awareness) è la percentuale di persone che dichiara di aver già visto un marchio o una pubblicità quando gliene viene mostrato uno.
Nel linguaggio del marketing li trovi anche con altri nomi:
- Brand recall: la persona ricorda il marchio da sola, per esempio alla domanda "quali marche di caffè conosci?". In pratica corrisponde alla notorietà spontanea.
- Brand recognition: la persona riconosce il marchio quando lo incontra, in un elenco, su uno scaffale o tra i risultati di Google. In pratica corrisponde alla notorietà sollecitata.
Nella mia lettura la spontanea è più difficile da ottenere e vale di più, perché è quella che porta a una ricerca per nome. La sollecitata è più comune e dice meno: riconoscere un nome in un elenco non vuol dire pensarci quando serve.
Come si misura la brand awareness
Non esiste un numero unico. Si usano più indicatori, ognuno con un limite, e li si legge insieme e nel tempo. La tabella confronta quelli che uso e che spiego sotto.
| Metrica | Cosa misura | Strumento | Limite |
|---|---|---|---|
| Ricerche di marca | Quante volte le persone scrivono il nome del marchio su Google e quanti clic arrivano | Google Search Console | Solo Google; per un nome fatto di parole generiche serve un filtro scritto a mano |
| Interesse nel tempo | Andamento relativo delle ricerche sul nome | Google Trends | Valori da 0 a 100 su un campione, non ricerche reali; i nomi poco cercati risultano a zero |
| Traffico diretto | Visite con sorgente "(direct)" | Google Analytics 4 | Non contiene solo chi digita l'indirizzo |
| Menzioni e citazioni | Quante volte il nome compare su siti, articoli e social | Ricerca manuale su Google e sulle piattaforme | Conteggio parziale, senza il volume di chi legge |
| Sondaggi di notorietà | Notorietà spontanea e sollecitata su un campione | Questionari, Brand Lift per i video | Costano e servono campioni adeguati |
| Copertura e frequenza | Persone raggiunte da una campagna e quante volte ciascuna | Google Ads, Meta Ads | Dicono chi ha visto l'annuncio, non chi lo ha ricordato |
Le ricerche di marca in Search Console
È l'indicatore che preferisco, perché è onesto: nessuno scrive il tuo nome su Google se non lo conosce. Search Console distingue le query di marca da quelle non di marca. Nella guida sul report dei risultati, Google definisce le query di marca come quelle che includono il nome del marchio, il dominio o un prodotto o servizio specifico del marchio, comprese le varianti e gli errori di ortografia più comuni (guida di Search Console, report Rendimento). Si usa dal filtro Query, scegliendo "Di marca" o "Non di marca".
La stessa pagina indica i limiti: i dati partono dall'11 marzo 2025, il filtro non è disponibile per le proprietà che sono una sottocartella del sito e non lo è nei siti con poche impressioni (la guida non dice quante). Se il filtro non è disponibile, o non riconosce il tuo nome, si può costruire a mano con un'espressione regolare. Sulla distinzione tra le due famiglie di ricerche, e su come impostare le pagine, c'è già la pagina su keyword brand e non brand. Per l'uso generale dello strumento rimando alla guida a Google Search Console.
Impostare il filtro per le query di marca, passo per passo
Search Console accetta espressioni regolari nel filtro Query. La guida sul filtraggio avanzato spiega che si sceglie "Personalizzato (regex)", si scrivono i valori alternativi nella forma "(valore 1|valore 2)" e che la sintassi è RE2. La corrispondenza è parziale e non distingue maiuscole e minuscole, salvo diversa indicazione (guida di Search Console, filtraggio avanzato e confronto).
Esempio: un caso ipotetico, la "Casa del Caffè Aurora", che non esiste. Le persone potrebbero scrivere il nome in più modi: "casa del caffè aurora", "casa del caffe aurora", "caffè aurora", "casadelcaffeaurora". I passi:
- Apri Search Console, scegli la proprietà e vai su Rendimento, risultati di ricerca.
- Imposta l'intervallo di date: almeno gli ultimi sei mesi, per vedere l'andamento e non un singolo mese.
- Clicca su Aggiungi filtro e scegli Query.
- Seleziona Personalizzato (regex), lascia Corrisponde a regex e scrivi l'espressione:
caff[eè][\s-]?aurora|casadelcaffe[\s-]?aurora - Applica il filtro e leggi clic, impressioni, CTR e posizione media. Per le ricerche non di marca, ripeti il filtro con Non corrisponde a regex e la stessa espressione.
- Controlla la lista delle query che il filtro ha preso, a mano: se compare qualcosa che non è il tuo marchio, restringi l'espressione; se manca una variante che vedi nei dati, aggiungila dopo una barra verticale.
Ogni tanto riapri l'elenco delle query non di marca e cerca varianti del nome che il filtro ha lasciato fuori.
Quando il nome è fatto di parole generiche
Esempio: un caso ipotetico, "Studio Verde Srl", uno studio di progettazione del verde appena nato con un sito nuovo. Il nome è fatto di due parole comuni, e questo crea due problemi di misura che con un nome inventato non ci sarebbero.
Il primo: all'inizio le ricerche di marca sono quasi zero, ed è esattamente quello che deve dirti l'indicatore. Nessuno conosce ancora il nome, quindi nessuno lo scrive. Non è un difetto del sito: è il punto di partenza da cui misurare la crescita, mese dopo mese.
Il secondo: "studio verde" è anche una stringa che compare nei nomi di altre aziende e in ricerche che con lo studio non c'entrano. Google può non mettere il sito in prima posizione nemmeno sul proprio nome, e una classificazione automatica che parte dal dominio non riconosce come ricerca di marca le varianti scritte in modo diverso. Con poche impressioni, poi, il filtro "di marca" di Search Console può non essere disponibile. Il filtro va scritto a mano, con una regex che contenga le varianti del nome:
studio[\s.-]?verde
Prende "studio verde", "studio-verde", "studio.verde" e "studioverde". Ha un difetto da tenere presente: prende anche le ricerche su altre aziende il cui nome contiene "studio verde", e quelle di chi cerca uno studio qualunque che si occupa di verde. Dopo il filtro conviene perciò leggere le query una a una prima di contarle come notorietà propria, ed eventualmente aggiungere al filtro la città o il nome del titolare.
Google Trends e traffico diretto
Google Trends mostra l'interesse relativo per un termine nel tempo. La guida di Google spiega che ogni dato è diviso per le ricerche totali dell'area e del periodo, poi riportato su una scala da 0 a 100, e che i numeri indicano interesse relativo, non ricerche reali. Si usa un campione delle ricerche, e i termini poco cercati possono comparire come 0 (guida di Google Trends, "Come funzionano i dati"). Va bene per marchi già conosciuti e per confrontare il tuo nome con quello di un concorrente. Per un sito appena nato dice poco.
Il traffico diretto in Google Analytics 4 è il secondo indizio. La guida di Google lo definisce come il canale degli utenti che arrivano tramite un link salvato o digitando l'indirizzo. La regola tecnica, però, guarda solo che la sorgente sia "(direct)" e il mezzo "(not set)" o "(none)" (guida di Google Analytics, gruppi di canali predefiniti). Ne ricavo una cautela: una visita contata come diretta non è per forza una persona che ha digitato il tuo nome. Se cresce insieme alle ricerche di marca, il segnale è buono; se cresce da solo, lo leggo con prudenza.
Menzioni, citazioni e sondaggi
Le menzioni sono le volte in cui il tuo nome compare su altri siti, in articoli, in elenchi, nei social. Si cercano scrivendo il nome tra virgolette su Google e sulle piattaforme, e si annotano a cadenza fissa: il numero conta meno della direzione e di chi ne parla.
I sondaggi sono la misura più vicina alla definizione, perché chiedono alle persone. Si fanno due domande: "Quali marchi di questo settore conosci?" per la spontanea, e una lista di marchi da riconoscere per la sollecitata. Per le campagne video su YouTube esiste Brand Lift di Google Ads: mostra un sondaggio a chi ha visto l'annuncio e a chi era idoneo a vederlo ma non l'ha visto, e dalla differenza tra le risposte stima l'effetto su ricordo, associazione, notorietà e considerazione. Non è disponibile per tutti gli account, richiede un contatto con Google e ha un requisito di spesa minima, che la guida non quantifica (guida di Google Ads, "About Brand Lift").
Copertura e frequenza nelle campagne
Quando la notorietà si compra con la pubblicità, le metriche di partenza sono due. La copertura (unique reach) è il numero di persone diverse a cui è stato mostrato l'annuncio: per Google, un annuncio visto da una persona su telefono, computer e tablet sono tre impressioni ma un solo utente raggiunto. La frequenza è il numero medio di volte per utente (guida di Google Ads, "Unique Reach: Definition"). Una copertura alta con frequenza bassa dice che molte persone hanno visto l'annuncio una volta; non dice che lo ricordano.
Per questo le due metriche vanno accompagnate da una delle misure precedenti. Se lanci una campagna con l'obiettivo di notorietà su Meta Ads, la copertura ti dice quanta gente hai raggiunto; le ricerche di marca nelle settimane dopo ti dicono se qualcuno ha cominciato a cercarti.
Brand awareness e SEO
La SEO lavora soprattutto sulle ricerche non di marca: persone che non ti conoscono e cercano una risposta. Se la risposta è buona, il tuo sito viene scelto e il nome resta in mente. È un legame lento, ma reale: i contenuti che portano nuove persone sono anche il modo in cui il nome comincia a girare. Per questo il content marketing è uno degli strumenti con cui si costruisce notorietà.
Le ricerche di marca sono l'effetto, non la causa. Crescono quando il nome è più noto, e non si "ottimizzano" in senso stretto. Quello che si può fare è assicurarsi che, quando qualcuno scrive il tuo nome, trovi in alto il tuo sito e non una pagina di un altro. Con un nome generico non è scontato, come mostra l'esempio di Studio Verde.
Fonti
Pagine consultate il 15 ottobre 2026.
- Ipsos, Ipsos Encyclopedia, "Awareness"
- Guida di Search Console, "Performance report (Search results): Common tasks and use cases" (filtro query di marca)
- Guida di Search Console, "Advanced filtering and comparison" (filtro regex, sintassi RE2)
- Guida di Google Trends, normalizzazione dei dati
- Guida di Google Analytics, gruppi di canali predefiniti (Direct)
- Guida di Google Ads, "About Brand Lift"
- Guida di Google Ads, "Unique Reach: Definition"



