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SEO Tecnica

SEO on page: la checklist che uso pagina per pagina

Capitolo 12 di 13 della guida SEO tecnica

La checklist di SEO on page che uso pagina per pagina: intento, title, URL, immagini, canonical, Core Web Vitals e E-E-A-T, in una tabella da copiare.

Eugenio Tommasi

Fondatore di SEO SRL

Pubblicato il 16 min di lettura

Una pagina web stilizzata con titolo, righe di testo e un'immagine, affiancata da una lista di controllo con caselle spuntate collegata da una linea tratteggiata

La SEO on page è l'insieme delle scelte che fai dentro una pagina (contenuto, titoli, URL, link, immagini, codice) perché Google ne capisca il tema e chi la apre trovi subito la risposta.

Indice dei contenuti (19 sezioni)

La SEO on page è l'insieme delle scelte che fai dentro la singola pagina perché Google ne capisca il contenuto e perché chi la apre trovi subito ciò che cercava: titolo, testo, intestazioni, URL, link, immagini, dati strutturati e impostazioni tecniche.

Questa guida è la checklist che uso quando ottimizzo una pagina, nell'ordine in cui la applico. Vale per una pagina alla volta: se devi controllare un sito intero, il punto di partenza è l'audit SEO in 12 passaggi, che qui non ripeto. L'ottimizzazione on page è la parte del lavoro che controlli tu direttamente, senza dipendere da nessun altro sito.

Ogni regola che attribuisco a Google viene dalla sua documentazione, linkata alla prima menzione e ripetuta in fondo. Gli esempi reali vengono da questo sito e li segnalo con "su seo.srl".

La checklist in una tabella

La tabella è il materiale di lavoro: copiala, aggiungi una colonna per la pagina che stai guardando e spunta riga per riga. Le sezioni dopo spiegano il perché di ogni controllo.

N.ControlloPassa se
1Intento e una pagina per ricercaLa pagina risponde a una sola ricerca e nessun'altra pagina del sito risponde alla stessa
2TitleÈ unico, descrive la pagina e ha la parola chiave vicino all'inizio
3Meta descriptionUna o due frasi, specifiche di questa pagina
4H1 e H2Un H1 che dice di cosa parla la pagina, H2 che dicono il contenuto di ogni sezione
5URLParole leggibili, una sola versione raggiungibile, senza parametri inutili
6Contenuto che risponde subitoLa risposta alla ricerca sta nelle prime righe, il resto la approfondisce
7Link interni e ancoreLa pagina riceve link da altre pagine e ne manda alle pagine vicine, con ancore descrittive
8ImmaginiAlt descrittivo, nome file chiaro, dimensioni dichiarate, formato leggero, lazy loading solo sotto la piega
9Dati strutturatiIl markup descrive ciò che si vede nella pagina e supera il test
10CanonicalPunta all'URL che vuoi in indice, in forma assoluta
11IndicizzabilitàNessun noindex per errore, pagina non bloccata dal robots.txt
12Velocità e Core Web VitalsLCP entro 2,5 secondi, INP sotto 200 millisecondi, CLS sotto 0,1
13MobileStesso contenuto principale, stessi titoli e stessi dati strutturati della versione desktop
14Chi scrive e fiduciaAutore chiaro, con una pagina che ne spiega la competenza, contenuto originale e aggiornato

L'ordine non è casuale. Prima decidi per quale ricerca esiste la pagina, perché da lì dipendono title, titoli e testo. Poi sistemi ciò che si vede nei risultati, poi il contenuto, poi la parte tecnica, infine i segnali di fiducia.

1. Intento della ricerca e una pagina per ricerca

Prima di toccare un tag, scrivi in una riga quale ricerca deve soddisfare la pagina e che cosa si aspetta di trovare chi la fa. Cerca la parola chiave su Google e guarda cosa compare: guide, elenchi, pagine di servizio, schede prodotto. Il tipo di risultato ti dice che tipo di pagina serve. Se compaiono solo guide e tu hai una pagina commerciale, il problema non si risolve con un title migliore.

La SEO Starter Guide di Google (aggiornata il 10 dicembre 2025) non usa l'espressione "intento di ricerca", ma ne descrive l'idea: invita a pensare alle parole che le persone usano per cercare, che cambiano con il loro livello di conoscenza dell'argomento. Scrivi con quelle parole, non con quelle del tuo reparto commerciale.

Poi controlla che nessun'altra pagina del tuo sito risponda alla stessa ricerca. Due pagine sulla stessa query si contendono lo stesso spazio e rendono meno chiaro a Google quale mostrare. Un modo semplice per verificarlo è cercare nel sito il tema della pagina e, in Search Console, guardare se più URL ricevono impressioni per la stessa query. Se ne trovi due, di norma ne tieni una e ci porti dentro il meglio dell'altra.

2. Title: il controllo veloce

Il title è una delle fonti da cui Google ricava il titolo cliccabile nei risultati (usa anche gli H1 e altro testo della pagina), ed è quella che controlli direttamente. Per i dettagli rimando alla guida dedicata a title e meta description; qui servono solo i controlli minimi.

Secondo la documentazione di Google sui title link (aggiornata il 10 dicembre 2025) il titolo non ha una lunghezza fissa e viene troncato quando serve, di norma per stare nella larghezza del dispositivo. Per questo io metto la parola chiave e la promessa all'inizio: è una mia scelta, non una regola di Google. Il title deve essere unico per pagina e descrivere il contenuto, senza keyword stuffing. Google può riscrivere il title se è vuoto a metà, se contiene date vecchie, se non descrive la pagina o se è lo stesso su tante pagine.

Su seo.srl il title di ogni articolo lo scrivo a mano e parte dalla parola chiave, come quello di questa guida ("SEO on page: la checklist per ottimizzare ogni pagina"), senza il nome del sito in coda. È una scelta mia, non una regola di Google: tenere la parte più importante a sinistra la mette al sicuro dal troncamento.

3. Meta description

La meta description è il testo che puoi offrire a Google per la riga sotto il titolo. Nella documentazione sugli snippet (aggiornata il 20 aprile 2026) Google scrive che non c'è un limite di lunghezza, che tronca il testo in base alla larghezza del dispositivo e che costruisce di solito lo snippet dal contenuto della pagina, usando la meta description quando riassume meglio il contenuto. Le descrizioni identiche o quasi identiche su tutte le pagine non servono.

Il controllo pratico è quindi: una o due frasi, scritte per questa pagina, con un elemento concreto (un passo, un esempio, un dato). Se hai poco tempo, parti dalla home e dalle pagine che portano più visite, come suggerisce la stessa pagina di Google.

4. H1 e H2

L'H1 è il titolo visibile della pagina. Google, nella pagina sui title link, indica come buona pratica rendere il titolo principale il testo più evidente della pagina, per esempio il primo H1 visibile. Uno solo, coerente con il title: non identico per forza, ma con lo stesso significato.

Gli H2 dividono il testo in sezioni e dicono cosa contiene ciascuna. La SEO Starter Guide precisa che a Google non interessa l'ordine semantico delle intestazioni e che non esiste un numero ideale di titoli; l'ordine logico serve invece a chi usa uno screen reader e a chi scorre il testo. Il mio controllo è una prova di lettura: leggo solo gli H2 in sequenza. Se non capisco la struttura della risposta, riscrivo gli H2. Evito titoli come "Introduzione" o "Conclusioni", che non dicono niente.

5. URL

La SEO Starter Guide consiglia URL con parole utili per chi legge, al posto di identificativi casuali, e osserva che le parole nell'URL hanno un effetto limitato sul posizionamento, a parte i breadcrumb nei risultati. Chiede anche di evitare URL duplicati per lo stesso contenuto, usando redirect o canonical.

I miei controlli sono tre: l'URL è leggibile e breve; esiste una sola versione (con o senza slash finale, con o senza www, con protocollo sicuro) e le altre fanno un redirect; non ci sono parametri che non cambiano il contenuto. Su seo.srl tutti gli indirizzi terminano con lo slash finale e il canonical della pagina è sempre l'indirizzo completo con lo slash.

Cambiare l'URL di una pagina già indicizzata ha un costo: serve un redirect 301 dal vecchio al nuovo e l'aggiornamento dei link interni. Se l'URL attuale è leggibile, lasciarlo com'è di solito conviene.

6. Contenuto che risponde subito

Apri la pagina come la aprirebbe chi ha fatto la ricerca: nelle prime righe c'è la risposta? Se chi cerca "cos'è" trova tre paragrafi di premessa, ha già un motivo per tornare ai risultati.

La struttura che uso è: risposta in due o tre frasi, poi i passi o la spiegazione, poi gli errori tipici. Su seo.srl questa struttura è nel modello delle pagine. Gli articoli aprono con una definizione evidenziata e hanno un riquadro "In sintesi" in testata, con le frasi chiave del testo. Sono scelte di impaginazione mie, non un requisito di Google.

La documentazione di Google sui contenuti utili (aggiornata il 5 ottobre 2026) offre una lista di domande da farsi: il contenuto porta ricerca o analisi originale, è completo, vale la pena salvarlo o consigliarlo? Segnala come campanelli d'allarme il contenuto prodotto in serie, quello che riassume altre fonti senza aggiungere nulla e le date cambiate per sembrare aggiornati senza una modifica vera. Il controllo, per me, è sempre uno: che cosa c'è in questa pagina che nelle altre non c'è?

I link interni portano chi legge, e Google, da una pagina all'altra. Google dice nelle best practice sui link (aggiornate il 10 dicembre 2025) che ogni pagina a cui tieni dovrebbe ricevere un link da almeno un'altra pagina del sito. Non indica un numero ideale di link per pagina e avverte che un eccesso è probabilmente un problema.

Il controllo ha due direzioni. In uscita: la pagina rimanda ai due o tre approfondimenti più vicini e alla guida di cui fa parte, come la guida alla SEO tecnica. In entrata: almeno due pagine dello stesso tema puntano alla nuova, altrimenti nessuno la trova.

Le ancore devono dire cosa c'è dall'altra parte. Google chiede un testo descrittivo, conciso e pertinente a entrambe le pagine, e sconsiglia formule come "clicca qui". Per i link fatti in JavaScript vale la regola di base: Google segue in genere i link che usano un elemento a con attributo href, non quelli che si attivano con un evento onclick o con un href su un altro elemento. Su seo.srl i collegamenti tra le pagine sono link normali e le ancore sono frasi come "audit SEO in 12 passaggi", non parole generiche.

8. Immagini

Le linee guida di Google sulle immagini (aggiornate il 2 marzo 2026) mettono in cima l'attributo alt: deve essere utile, nel contesto e senza parole chiave ripetute. Il loro esempio è "cucciolo di dalmata che gioca a riportare la palla" (nell'originale Dalmatian puppy playing fetch), non una lista di termini. Chiedono anche nomi di file brevi e descrittivi al posto di IMG00023.JPG, immagini vicino al testo pertinente e formati supportati: BMP, GIF, JPEG, PNG, WebP, SVG e AVIF.

La mia checklist per ogni immagine:

  1. Alt. Descrive quello che si vede e come si lega al testo. Se l'immagine è puramente decorativa, l'alt resta vuoto.
  2. Nome del file. Descrittivo, con trattini.
  3. Dimensioni. Larghezza e altezza dichiarate nel codice, così il browser riserva lo spazio e la pagina non si sposta mentre carica (è il punto del CLS, che trovi più sotto).
  4. Formato e peso. Le immagini sono spesso la parte più pesante della pagina, come ricorda Google. Un formato moderno e una compressione ragionevole bastano per la maggior parte dei casi.
  5. Caricamento. Immagine sopra la piega caricata subito, tutte le altre in lazy loading.

Sull'ultimo punto Google è esplicito nella pagina sul lazy loading: il contenuto deve caricarsi quando entra nell'area visibile, senza richiedere uno scroll o un clic, perché Google Search non interagisce con la pagina; e non conviene differire ciò che l'utente vede subito. Per verificare che le immagini compaiano nell'HTML renderizzato usa l'ispezione URL di Search Console.

Su seo.srl l'immagine di copertina in testata è caricata subito, con priorità alta e con larghezza e altezza dichiarate (1200 per 675 pixel). Ogni copertina ha un alt scritto nel contenuto che descrive il disegno, non la parola chiave. Gli avatar degli autori, più in basso, sono in lazy loading.

9. Dati strutturati

I dati strutturati sono un formato standard per dire a Google che cos'è una pagina: un articolo, una FAQ, una scheda prodotto. La introduzione di Google (aggiornata il 10 dicembre 2025) raccomanda JSON-LD e precisa due cose utili al controllo: il markup deve descrivere ciò che l'utente vede nella pagina, e va validato con il Rich Results Test e poi monitorato nei report di Search Console, perché un problema di template può romperlo dopo la pubblicazione.

Il controllo on page è breve: il tipo di markup corrisponde al tipo di pagina, i valori (titolo, autore, data, domande) coincidono con il testo visibile e il test non segnala errori. Come si scrivono e quali tipi servono lo spiego nella guida ai dati strutturati.

10. Canonical

Il canonical dice a Google quale URL preferisci quando più indirizzi mostrano contenuto uguale o molto simile. Nella pagina sulla gestione degli URL duplicati (aggiornata il 10 luglio 2026) Google lo descrive come un segnale forte, non come un ordine, e raccomanda di inserire un canonical autoreferenziale nella pagina canonica e di usare URL assoluti, perché i percorsi relativi nel tempo possono creare problemi, per esempio quando un sito di prova viene scansionato per errore.

Il controllo: la pagina ha un canonical, punta a se stessa (salvo duplicati voluti) e l'indirizzo è completo di protocollo e dominio. Su seo.srl il canonical è sempre l'indirizzo assoluto della pagina con lo slash finale. I casi più complessi, come i filtri o le versioni multiple, sono nella guida al canonical.

11. Indicizzabilità: meta robots e robots.txt

Una pagina perfetta che non può entrare in indice non serve a nulla, ed è un errore che compare più spesso di quanto si pensi dopo un rilascio. Secondo la documentazione sul meta tag robots (aggiornata il 24 marzo 2026), noindex tiene la pagina fuori dai risultati e nofollow chiede di non seguirne i link. Senza noindex la pagina può essere indicizzata. Google legge il tag solo se può scansionare la pagina: se il robots.txt la blocca, le regole nella pagina vengono ignorate.

Controlli: nell'HTML renderizzato non c'è un noindex che non dovrebbe esserci, l'intestazione HTTP non ne aggiunge uno e il robots.txt non blocca l'URL. Per il file e la sua sintassi c'è la guida al robots.txt. Su seo.srl le pagine indicizzabili portano un meta robots che autorizza anteprime e snippet ampi, mentre il sito di prova risponde con noindex, nofollow su ogni pagina: il codice distingue i due casi dall'indirizzo, così nessun rilascio lascia per errore il noindex in produzione.

12. Velocità e Core Web Vitals

I Core Web Vitals misurano tre aspetti dell'esperienza reale. La pagina di Google (aggiornata il 10 dicembre 2025) fissa le soglie di "buono": LCP, il tempo per mostrare il contenuto principale, entro 2,5 secondi; INP, la reattività alle interazioni, sotto i 200 millisecondi; CLS, la stabilità visiva, sotto 0,1. Google li inserisce nell'esperienza della pagina, coerente con ciò che i suoi sistemi di ranking vogliono premiare, ma li presenta come uno dei tanti aspetti, non come un fattore a sé.

A livello di singola pagina il controllo è: misuri la pagina con PageSpeed Insights o con il report Segnali web essenziali di Search Console e individui l'elemento che pesa. Le cause più frequenti sono un'immagine principale troppo grande, uno script che blocca il rendering e un banner che compare dopo e sposta il testo. Il metodo di misura e gli interventi sono nella guida ai Core Web Vitals e alla velocità del sito.

13. Mobile

Google usa la versione mobile dei contenuti per indicizzare e posizionare. La pagina sul mobile-first indexing (aggiornata il 10 dicembre 2025) raccomanda il design responsive, che serve lo stesso HTML sullo stesso URL, ed elenca cosa deve essere uguale tra le due versioni: contenuto principale, title e meta description, dati strutturati, immagini con alt e nomi dei file. Il contenuto può stare in schede o fisarmoniche per risparmiare spazio, purché resti equivalente, e non va nascosto dietro azioni dell'utente né bloccato nelle risorse.

La verifica: apri la pagina sul telefono, controlla che il testo si legga senza zoom, che i pulsanti si tocchino e che nulla di ciò che compare su desktop manchi su mobile. Poi confronta il rendering in ispezione URL di Search Console. Su seo.srl il tag viewport è nell'intestazione di ogni pagina.

14. Chi scrive e perché fidarsi

L'ultimo controllo riguarda la pagina come prova di affidabilità. La documentazione sui contenuti utili descrive E-E-A-T (esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità) e dice che, tra questi aspetti, l'affidabilità è il più importante. Precisa anche che E-E-A-T non è di per sé un fattore di ranking, ma che i segnali che lo identificano sono utili.

Dalla stessa pagina ricavo tre controlli pratici. Chi: l'autore è chiaro, con una firma che rimanda a una pagina con la sua storia. Come: se il contenuto nasce da un test, un metodo o uno strumento, lo dici. Perché: la pagina esiste per aiutare chi legge, non per catturare ricerche. Aggiungo quello che chiede la SEO Starter Guide: rivedere nel tempo i contenuti pubblicati e aggiornarli quando serve. La data di modifica cambia solo quando cambia qualcosa di vero.

Su seo.srl questa guida porta la firma di Eugenio, che rimanda alla sua pagina autore, e cita le fonti primarie in fondo al testo.

SEO on page e off page: dove finisce una e comincia l'altra

Quando si parla di SEO on page e off page, la distinzione è semplice. La SEO on page riguarda ciò che sta dentro la tua pagina e il tuo sito: contenuto, codice, struttura, velocità. La SEO off page, a volte chiamata SEO off site, riguarda ciò che accade fuori: soprattutto i link che altri siti fanno verso le tue pagine, ma anche le citazioni del tuo nome e le menzioni. Sono due termini di uso comune nel settore, non categorie ufficiali di Google.

La differenza pratica è su chi decide. L'on page è sotto il tuo controllo e si corregge con una modifica. L'off page dipende da altri e si costruisce nel tempo, con contenuti che meritano un link. Se vuoi capire come funziona un link e perché conta, parti da cos'è un link e a cosa serve.

Un limite va dichiarato. Secondo le norme antispam di Google (aggiornate il 28 agosto 2026) comprare o vendere link che trasmettono valore di ranking, scambiarsi link in modo eccessivo o creare pagine solo per incrociarli sono link spam. La pubblicità e le sponsorizzazioni sono ammesse se i link portano rel="nofollow" o rel="sponsored". L'attività off page ha senso solo se il link si guadagna.

Errori tipici nell'ottimizzazione on page

  • Ottimizzare la pagina sbagliata. Due pagine per la stessa ricerca: prima decidi quale tenere.
  • Ripetere la parola chiave dappertutto. Google la considera keyword stuffing; ne basta un uso naturale nel title, nell'H1 e nell'apertura.
  • Cambiare i title senza guardare i dati. Prima controlla in Search Console quali query portano impressioni alla pagina.
  • Lazy loading su tutto. Anche l'immagine in alto e il contenuto visibile subito finiscono in ritardo.
  • Dimenticare il noindex del sito di prova. Dopo un rilascio, controlla l'HTML renderizzato della pagina vera.
  • Aggiornare la data senza aggiornare il contenuto. Google lo indica tra i segnali di contenuto da rivedere.

Domande frequenti

Quante volte va ripetuta la parola chiave in una pagina?

Non esiste un numero giusto. Mettila dove serve a chi legge: nel title, nell'H1 e nell'apertura, poi scrivi in modo naturale. Google chiama keyword stuffing la ripetizione delle stesse parole per forzare il posizionamento e può trattarla come spam.

Dopo quanto tempo si vedono gli effetti di una modifica on page?

Dipende da quando Google rilegge la pagina. Per i title link la documentazione di Google parla di alcuni giorni o settimane, e puoi chiedere una nuova scansione dell'URL da Search Console. Il posizionamento può impiegare di più: valuta la pagina con i dati di Search Console, non con una ricerca fatta a mano.

Fonti

Pagine consultate il 15 ottobre 2026.

  1. Google Search Central, "Search Engine Optimization (SEO) Starter Guide" (aggiornata il 10 dicembre 2025). developers.google.com/search/docs/fundamentals/seo-starter-guide
  2. Google Search Central, "Influencing your title links in search results" (aggiornata il 10 dicembre 2025). developers.google.com/search/docs/appearance/title-link
  3. Google Search Central, "Control your snippets in search results" (aggiornata il 20 aprile 2026). developers.google.com/search/docs/appearance/snippet
  4. Google Search Central, "Google Images SEO best practices" (aggiornata il 2 marzo 2026). developers.google.com/search/docs/appearance/google-images
  5. Google Search Central, "Fix lazy-loaded content" (aggiornata il 10 dicembre 2025). developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/javascript/lazy-loading
  6. Google Search Central, "SEO link best practices for Google" (aggiornata il 10 dicembre 2025). developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/links-crawlable
  7. Google Search Central, "Creating helpful, reliable, people-first content" (aggiornata il 5 ottobre 2026). developers.google.com/search/docs/fundamentals/creating-helpful-content
  8. Google Search Central, "Understanding Core Web Vitals and Google search results" (aggiornata il 10 dicembre 2025). developers.google.com/search/docs/appearance/core-web-vitals
  9. Google Search Central, "Mobile-first indexing best practices" (aggiornata il 10 dicembre 2025). developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/mobile/mobile-sites-mobile-first-indexing
  10. Google Search Central, "Robots meta tag specifications" (aggiornata il 24 marzo 2026). developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/robots-meta-tag
  11. Google Search Central, "How to specify a canonical URL with rel=\"canonical\" and other methods" (aggiornata il 10 luglio 2026). developers.google.com/search/docs/crawling-indexing/consolidate-duplicate-urls
  12. Google Search Central, "Intro to how structured data markup works" (aggiornata il 10 dicembre 2025). developers.google.com/search/docs/appearance/structured-data/intro-structured-data
  13. Google Search Central, "Spam policies for Google web search" (aggiornata il 28 agosto 2026). developers.google.com/search/docs/essentials/spam-policies

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