SEO blog: come ottimizzare il blog per ottenere visibilità
Capitolo 6 di 8 della guida Fondamenti SEO
Cos'è e come ottimizzare gli articoli, con le impostazioni da controllare su Blogger e WordPress, checklist e dati NP Digital.
Fondatore di SEO SRL
Pubblicato il Aggiornato il 12 min di lettura2.371 parole

Indice dei contenuti (12 sezioni)
- 1. Scegli la parola chiave e l'intento prima di scrivere
- 2. Studia la SERP e prepara il brief
- 3. Struttura l'articolo per chi legge
- 4. Ottimizzazione on-page, voce per voce
- 5. Collega gli articoli tra loro e alle pagine che contano
- 6. Aggiorna i vecchi articoli prima di scriverne di nuovi
- 7. Misura i risultati
- 8. Blog e risposte dell'AI
- SEO su Blogger e su WordPress: le impostazioni da controllare
- Perché non conviene fermare il blog: i dati di NP Digital
- Checklist SEO prima di pubblicare un articolo
- Domande frequenti
La SEO per un blog è l'insieme delle scelte che fanno trovare gli articoli su Google e nelle risposte dell'AI: parola chiave e intento, struttura del testo, ottimizzazione on-page, link interni, aggiornamento dei contenuti e misura dei risultati. Un blog non si posiziona perché pubblica spesso, ma perché ogni articolo risponde bene a una ricerca precisa ed è collegato al resto del sito.
Vale per un blog aziendale o personale, su WordPress, su Blogger o su un altro sistema: il metodo è lo stesso articolo per articolo. In fondo trovi le impostazioni di Blogger e WordPress, una checklist da usare prima di pubblicare e uno studio su cosa succede quando un'azienda smette di scrivere sul proprio blog.
1. Scegli la parola chiave e l'intento prima di scrivere
Ogni articolo nasce da una ricerca che qualcuno fa davvero. Le fonti per trovarle sono:
- le query che il sito riceve già in Search Console, soprattutto quelle con molte impressioni e pochi clic;
- i suggerimenti di completamento di Google e il box "Altre domande";
- le domande che arrivano dai clienti via email, telefono o in negozio;
- gli strumenti di keyword research, per stimare volumi e difficoltà.
Poi controlla l'intento: cerca la parola chiave su Google e guarda cosa compare. Se i primi risultati sono guide e articoli, un post del blog può competere. Se sono schede prodotto, categorie di e-commerce o la mappa con le attività locali, l'intento è commerciale o locale e serve un altro tipo di pagina. Per un blog aziendale funzionano bene le ricerche informative a coda lunga, più specifiche e meno contese ("come scegliere una caldaia a condensazione per un appartamento" invece di "caldaia").
Una regola evita molti problemi: una parola chiave principale per articolo, e un solo articolo per ogni intento. Due post che rispondono alla stessa domanda si fanno concorrenza e spesso nessuno dei due arriva in alto. Più dettagli nella guida su come scegliere le parole chiave.
2. Studia la SERP e prepara il brief
Prima di scrivere apro i primi cinque o sei risultati e annoto:
- che formato hanno (guida passo per passo, elenco, confronto, definizione breve);
- quali sottotemi trattano tutti, perché chi cerca se li aspetta;
- cosa manca: dati aggiornati, esempi concreti, un caso reale, una tabella, uno strumento;
- se compare un AI Overview e quali fonti cita.
Il brief raccoglie questi appunti in mezza pagina: domanda principale, sottodomande da coprire, formato, fonti da citare, esempi o dati originali da inserire, pagina del sito da linkare. Il punto non è riscrivere quello che c'è già, ma aggiungere quello che solo tu puoi dare: esperienza diretta, informazioni originali, un autore riconoscibile. È ciò che rende un articolo utile davvero.
3. Struttura l'articolo per chi legge
- Titolo con la parola chiave, chiaro su cosa promette, senza esagerazioni.
- Risposta subito: le prime righe dicono l'essenziale; il resto approfondisce.
- Intestazioni H2 e H3 che seguono le sottodomande, così chi scorre trova subito la parte che gli serve. L'ordine dei livelli non conta per la ricerca, ma una gerarchia logica aiuta i lettori.
- Paragrafi brevi, elenchi per i passaggi, tabelle per i confronti, un indice per gli articoli lunghi.
- Esempi, immagini e schemi che spiegano, non che decorano.
- FAQ solo se raccolgono domande vere che il testo non copre già.
Non esiste una lunghezza ideale: Google non ha preferenze sul numero di parole. Un articolo è lungo quanto serve per rispondere bene alla domanda, e non di più.
4. Ottimizzazione on-page, voce per voce
| Elemento | Cosa fare | Errore da evitare |
|---|---|---|
| Title tag | Unico, descrittivo, con la parola chiave all'inizio se viene naturale | Ripetere la keyword o usare lo stesso title su più articoli |
| Meta description | Riassunto unico che invoglia al clic; Google la usa per lo snippet quando la ritiene più accurata del testo | Descrizioni uguali o generiche su tutte le pagine |
| URL | Breve, leggibile, con le parole del tema | Date, numeri casuali, parametri; cambiarlo dopo la pubblicazione senza redirect 301 |
| H1 e intestazioni | Un H1 coerente con il title, H2 e H3 per le sottodomande | Intestazioni usate solo per ingrandire il testo |
| Immagini | Testo alternativo descrittivo, nome file parlante, peso ridotto, formati moderni come WebP | Immagini da diversi MB, alt vuoti o riempiti di keyword |
| Autore e date | Autore con biografia, data di pubblicazione e di aggiornamento visibili e coerenti con i dati strutturati | Articoli firmati "Redazione" o "admin" su temi che richiedono competenza |
| Dati strutturati | Markup Article o BlogPosting con autore, datePublished e dateModified | Markup che descrive contenuti non presenti nella pagina |
| Link esterni | Verso fonti autorevoli che sostengono dati e affermazioni | Link a pagamento non dichiarati con rel="sponsored" |
5. Collega gli articoli tra loro e alle pagine che contano
I link interni sono il modo con cui Google, e chi legge, capisce come sono organizzati i contenuti. Ogni pagina importante dovrebbe ricevere un link da almeno un'altra pagina del sito, con un testo dell'ancora che descriva la pagina di arrivo.
Per un blog questo significa:
- raggruppare gli articoli per tema in cluster, con un articolo pilastro che li collega tutti e da cui ognuno rimanda;
- collegare ogni articolo alla pagina servizio o prodotto pertinente, perché è lì che il traffico del blog diventa contatti o vendite;
- quando pubblichi un articolo nuovo, aggiungere link verso di lui da due o tre articoli vecchi sullo stesso tema;
- usare ancore descrittive ("guida alla scelta della caldaia") e non "clicca qui".
Come si progetta la struttura a cluster è spiegato nella guida alla strategia SEO.
6. Aggiorna i vecchi articoli prima di scriverne di nuovi
In un blog con qualche anno di vita il guadagno più rapido sta quasi sempre negli articoli esistenti. Un controllo periodico, che io faccio almeno una volta l'anno, divide i post in quattro gruppi:
- da aggiornare: hanno impressioni in Search Console ma, con il mio criterio, sono tra la 5ª e la 20ª posizione, oppure contengono dati superati;
- da unire: più articoli sulla stessa domanda diventano uno solo, completo, e gli altri URL fanno un redirect 301 verso di lui;
- da eliminare: notizie scadute o testi senza traffico né valore, con redirect verso la pagina più vicina se hanno link;
- da lasciare: funzionano, basta controllarli ogni tanto.
Quando aggiorni un articolo, cambia la data di aggiornamento solo se le modifiche sono sostanziali. Cambiare la data per far sembrare nuove pagine che non lo sono è una pratica da evitare, e la data visibile deve coincidere con quella nei dati strutturati.
7. Misura i risultati
- Search Console, report Rendimento filtrato sulle pagine del blog: impressioni, clic, CTR e posizione per articolo e per query. Le query con molte impressioni e CTR basso indicano un title da riscrivere.
- Google Analytics 4: sessioni con engagement e, soprattutto, quante persone passano dal blog a una pagina servizio o compilano un modulo.
- Funzioni AI: dal 31 agosto 2026 gli insight sulle funzioni di AI generativa sono disponibili in Search Console per tutti i siti a livello globale, ma non tutte le proprietà hanno già accesso al report perché l'implementazione avviene nel tempo; in GA4 il traffico da ChatGPT, Gemini e simili ha un canale dedicato, Assistente AI.
Un articolo nuovo ha bisogno di tempo: io lo valuto dopo tre-sei mesi, non dopo una settimana.
8. Blog e risposte dell'AI
Gli articoli del blog sono anche il materiale da cui AI Overview, AI Mode e gli assistenti come ChatGPT prendono le risposte e le fonti da citare. Per le funzioni AI di Google non servono ottimizzazioni speciali: la pagina deve essere indicizzata e idonea a mostrare uno snippet, e valgono le stesse regole di qualità della ricerca. Aiutano risposte chiare in apertura di ogni sezione, dati con la fonte, esperienza diretta e un autore riconoscibile. Il tema è approfondito nella guida alla GEO.
SEO su Blogger e su WordPress: le impostazioni da controllare
Le regole del metodo valgono su qualsiasi piattaforma, ma le impostazioni per applicarle cambiano. Blogger è il servizio di Google per aprire un blog senza gestire un hosting; WordPress è un software che si installa sul proprio spazio web, o che si usa in versione ospitata. In entrambi i casi conviene controllare alcune impostazioni di base prima di pubblicare.
Blogger
Le impostazioni da controllare sono tutte nel pannello del blog:
- Visibilità: in Impostazioni, nella sezione "Privacy", l'opzione "Visibile ai motori di ricerca" deve essere attiva, altrimenti il blog non viene elencato.
- Descrizione di ricerca: nella sezione "Meta tag" delle Impostazioni, "Abilita le descrizioni della ricerca" permette di scrivere la descrizione con cui il blog si presenta nei risultati. Nella sezione "Di base" c'è anche la "Descrizione" del blog.
- Titoli: conviene inserire parole chiave che descrivano l'argomento e restare sotto i 60 caratteri, perché il titolo resti leggibile e non venga tagliato.
- Intestazioni e immagini: dall'editor del post si scelgono i livelli di intestazione (H1, H2, H3) dal menu "Paragrafo", e nelle immagini si compila il testo "alt".
- Permalink: nelle "Impostazioni post" dell'editor, sotto "Permalink", "Permalink personalizzati" permette di scegliere l'URL del singolo post.
- Tag di intestazione robot personalizzati: in Impostazioni, nella sezione "Crawler e indicizzazione", "Abilita i tag di intestazione robot personalizzati" consente di scegliere regole per la home page, per le pagine di ricerca e di archivio e per post e pagine. Per nascondere un singolo post dai motori di ricerca si usa "Nessun indice" tra i tag robot personalizzati dell'editor. In quella sezione c'è anche "Abilita file robots.txt personalizzato".
- Dominio personalizzato e HTTPS: in Impostazioni, nella sezione "Pubblicazione", "Dominio personalizzato" collega al blog un dominio registrato. Per un dominio personalizzato c'è l'opzione "Reindirizzamento HTTPS", nella sezione "HTTPS", che porta sempre i visitatori alla versione protetta del blog.
- Reindirizzamenti: se cambi l'URL di un post, "Reindirizzamenti personalizzati", nella sezione "Errori e reindirizzamenti", permette di indicare il nuovo indirizzo, con l'opzione "Permanente" se il post originale è stato eliminato.
WordPress
- Permalink: WordPress offre diverse strutture, da quella semplice con il numero dell'articolo a "Post name", che produce un URL formato solo dal nome dell'articolo, senza data né numero. L'URL di un articolo dovrebbe restare stabile nel tempo.
- Visibilità per i motori di ricerca: nelle impostazioni di lettura c'è la casella che chiede ai motori di ricerca di non indicizzare il sito ("Discourage search engines from indexing this site" nella versione in inglese). Va lasciata disattivata sul sito pubblicato. L'opzione non blocca l'accesso al sito: è una richiesta che spetta ai motori di ricerca rispettare.
- Plugin SEO: title, meta description e sitemap si gestiscono di norma con un plugin dedicato. Come sceglierlo lo trovi nella pagina sui plugin SEO per WordPress.
Cosa cambia tra le due piattaforme
Il confronto utile non è quale piattaforma sia migliore, ma quanto controllo serve. Su Blogger le impostazioni sono quelle messe a disposizione dal pannello: bastano per titoli, descrizioni, permalink, dominio, HTTPS e regole per i robot, e non c'è un server da gestire. Con WordPress hai più libertà su struttura del sito, temi e funzioni aggiuntive, ma anche più cose da configurare e da mantenere aggiornate. Per un blog che deve diventare parte di un sito aziendale, con servizi, cluster di contenuti e dati strutturati, il controllo che serve è di solito quello di un sito vero e proprio; per un blog personale le impostazioni di Blogger possono bastare.
Perché non conviene fermare il blog: i dati di NP Digital
Resta da capire se abbia ancora senso tenere un blog, ora che parte delle risposte arriva direttamente dall'AI. Un'analisi di NP Digital, l'agenzia di Neil Patel, pubblicata a ottobre 2025, ha confrontato per 12 mesi 20 aziende: 10 che hanno continuato a pubblicare articoli e 10 che hanno smesso.

| Metrica (12 mesi) | Aziende che hanno continuato a pubblicare | Aziende che hanno smesso |
|---|---|---|
| Traffico SEO | -18,2% | -39,7% |
| Traffico dagli LLM (ChatGPT, Gemini, Copilot) | +85,8% | +6,5% |
| Ricavi | +9,1% | -10,4% |
Anche chi ha continuato a pubblicare ha perso traffico organico, complici la concorrenza e i continui aggiornamenti degli algoritmi di Google, ma meno della metà rispetto a chi si è fermato. La differenza più ampia riguarda il traffico dagli assistenti AI, e sui ricavi i due gruppi vanno in direzioni opposte.
I numeri vanno letti con prudenza: il campione è piccolo, lo studio non spiega come sono state scelte le aziende né se la differenza sia causale, e non dice quanto pesino altri fattori. Indicano però che fermarsi del tutto ha un costo: un blog curato continua a mostrare attività e competenza, alimenta la visibilità del marchio su più canali e offre alle AI materiale aggiornato da citare. Se il blog non rende, la soluzione di solito non è chiuderlo ma ristrutturarlo: meno articoli, più utili, aggiornati e collegati alle pagine che vendono.
Checklist SEO prima di pubblicare un articolo
- La parola chiave ha ricerche reali e in SERP compaiono articoli, non solo prodotti.
- Nessun altro articolo del sito risponde alla stessa domanda.
- Le prime righe rispondono alla domanda principale.
- Le intestazioni seguono le sottodomande trovate in SERP.
- C'è almeno un elemento originale: dato, esempio, caso, schema.
- Title e meta description sono unici e descrittivi.
- URL breve e leggibile.
- Immagini leggere, con testo alternativo.
- Autore e data visibili, dati strutturati Article o BlogPosting.
- Almeno un link verso una pagina servizio e due o tre link da articoli correlati.
- Fonti citate con link.
- Data in calendario per controllare i risultati dopo tre mesi.
Domande frequenti
Ogni quanto bisogna pubblicare sul blog?
Conta più la qualità della frequenza. A mio avviso è meglio un articolo utile al mese, collegato alle pagine che vendono, che quattro testi scritti per riempire il calendario. Pubblicare in serie contenuti di scarso valore solo per posizionarsi rientra nell'abuso di contenuti su larga scala descritto nelle norme antispam di Google. Fermarsi del tutto però ha un costo, come mostra lo studio NP Digital.
Conviene aggiornare i vecchi articoli o scriverne di nuovi?
In un blog con qualche anno di vita, aggiornare spesso rende prima: il mio criterio è partire dagli articoli con impressioni tra la 5ª e la 20ª posizione o con dati superati. Gli articoli che rispondono alla stessa domanda vanno uniti con un redirect 301. La data di aggiornamento si cambia solo dopo modifiche sostanziali.
Blogger va bene per la SEO?
Blogger offre nel pannello le impostazioni di base: visibilità ai motori di ricerca, descrizione di ricerca, permalink personalizzati per i post, tag di intestazione robot personalizzati, dominio personalizzato e reindirizzamento HTTPS. Per un blog personale o un progetto semplice possono bastare. Il posizionamento dipende comunque da contenuti, intento di ricerca e link interni, non dalla piattaforma. Chi ha bisogno di una struttura di sito più articolata, con pagine servizio e dati strutturati, deve valutare quanto controllo gli serve.



