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Server DNS: cos'è, come funziona e come configurarlo

Capitolo 5 di 6 della guida SEO tecnica

Il DNS traduce i nomi dei siti in indirizzi IP. Come funziona, come cambiarlo su ogni dispositivo, quale scegliere e cosa rischia un sito. Leggi la guida.

Eugenio Tommasi

Fondatore di SEO SRL

Pubblicato il Aggiornato l'14 min di lettura

Browser, server DNS e globo con segnaposto: dal nome del sito all'indirizzo

Un server DNS (Domain Name System) è il servizio che traduce un nome di dominio nell'indirizzo IP del server che ospita il sito, così il browser può collegarsi.

Indice dei contenuti (13 sezioni)

Il DNS (Domain Name System) è il sistema che traduce i nomi dei siti, come esempio.it, negli indirizzi IP numerici dei server che li ospitano. Un server DNS è un computer che fa questa traduzione: il tuo dispositivo gli chiede “dove si trova esempio.it?” e lui risponde con un indirizzo, per esempio 203.0.113.10.

Ci sono due motivi per cui si arriva a questa pagina. Il primo: capire cos’è il DNS che il telefono o il computer usa, ed eventualmente cambiarlo. Il secondo: hai un sito, devi toccare i record DNS del dominio e vuoi sapere cosa rischi. Questa guida copre entrambi, con i passaggi aggiornati per ogni sistema e la parte che riguarda Google.

Cos’è il DNS, in parole semplici

Il server DNS traduce il nome del sito nell’indirizzo IP del server

Su Internet i computer si trovano con gli indirizzi IP, numeri come 203.0.113.10 (IPv4) o 2001:db8::1 (IPv6). Le persone invece ricordano i nomi. Il DNS è la rubrica che collega gli uni agli altri: scrivi un nome nel browser, il DNS restituisce il numero, il browser si collega a quel numero.

Non è una rubrica unica in un posto solo. È un sistema distribuito su migliaia di server nel mondo, organizzato a gerarchia: nessuno conosce tutti gli indirizzi, ma ognuno sa a chi chiedere.

Una distinzione che confonde molti: 8.8.8.8 non è l’indirizzo di google.it. È l’indirizzo di Google Public DNS, cioè del servizio a cui il tuo dispositivo può chiedere le traduzioni. Il server DNS che usi e il sito che visiti sono due cose diverse.

Come funziona una risoluzione DNS

Quando scrivi www.esempio.it e premi Invio, succede questo, di solito in qualche decina di millisecondi:

  1. Cache locale. Il browser e il sistema operativo controllano se conoscono già la risposta da una visita recente. Se sì, finisce qui.
  2. Resolver. Altrimenti il dispositivo chiede al suo server DNS, il resolver ricorsivo: quello del tuo operatore, del router aziendale o un servizio pubblico come 8.8.8.8 o 1.1.1.1. Anche il resolver ha una cache e spesso la risposta ce l’ha già.
  3. Server radice. Se non ce l’ha, il resolver chiede a uno dei server radice (13 identità, dalla A alla M, replicate in centinaia di copie nel mondo), che non conosce esempio.it ma sa chi gestisce il dominio .it.
  4. Server del dominio di primo livello. Il server del .it non conosce l’indirizzo, ma sa quali sono i name server di esempio.it.
  5. Server autoritativo. Il name server di esempio.it, quello configurato da chi gestisce il dominio, dà la risposta definitiva: www.esempio.it → 203.0.113.10.
  6. Risposta e cache. Il resolver passa l’indirizzo al tuo dispositivo e lo conserva per il tempo indicato dal proprietario del dominio, il TTL (time to live). Finché il TTL non scade, le richieste successive non rifanno tutto il giro.

Il TTL spiega anche un fenomeno che chi gestisce siti conosce bene: dopo una modifica ai record, alcuni utenti vedono il nuovo server e altri il vecchio, finché le cache non scadono. È quella che si chiama, impropriamente, propagazione.

Server DNS: resolver e autoritativi

Con “server DNS” si intendono due ruoli diversi, ed è utile tenerli separati:

Resolver (ricorsivo)Name server autoritativo
Cosa faCerca le risposte per conto di chi navigaCustodisce i record di un dominio e risponde per quel dominio
Chi lo sceglieChi naviga (o il router, in automatico)Chi possiede il dominio, dal pannello del registrar o del DNS
EsempiDNS dell’operatore, 8.8.8.8, 1.1.1.1, 208.67.222.222I name server del registrar, dell’hosting o di un servizio DNS
Quando lo tocchiPer privacy, filtri, affidabilitàPer collegare il dominio a hosting, email, verifiche

Se sei un utente, ti interessa il resolver: la parte da “Come sapere quale DNS stai usando” in poi. Se hai un sito, salta pure a “Per chi ha un sito”.

Come sapere quale DNS stai usando

Se non hai mai cambiato nulla, usi i DNS del tuo operatore, assegnati in automatico dal router. Per vederli:

  • Windows 11: Impostazioni › Rete e Internet › Wi-Fi o Ethernet › proprietà della connessione; trovi la voce “Server DNS IPv4”. Oppure, nel Prompt dei comandi, ipconfig /all, alla voce “Server DNS”.
  • macOS: Impostazioni di Sistema › Rete › la connessione in uso › Dettagli › DNS.
  • Android: Impostazioni › Rete e Internet (il nome cambia con il produttore) › DNS privato, per vedere se è impostato un fornitore.
  • iPhone: Impostazioni › Wi-Fi › (i) accanto alla rete › Configura DNS.

Se l’indirizzo indicato è quello del router (spesso 192.168.1.1), è il router a inoltrare le richieste al DNS dell’operatore.

Come cambiare DNS su router, Windows, Android, Mac e iPhone

Prima di cambiare, annota i valori attuali: ti servono per tornare indietro. E inserisci sempre due indirizzi, primario e secondario, diversi tra loro: è la raccomandazione di Google per il suo servizio (Google Public DNS).

Router: vale per tutta la casa o l’ufficio

Router Wi-Fi con tre antenne

  1. Apri nel browser l’indirizzo del router, di solito 192.168.1.1 o 192.168.0.1 (su Windows lo trovi con ipconfig, alla voce “Gateway predefinito”).
  2. Accedi con le credenziali, di solito stampate sull’etichetta sotto il modem.
  3. Cerca la sezione DNS (spesso in Rete, LAN o DHCP), inserisci i due indirizzi e salva.
  4. Riavvia il router o ricollega i dispositivi: ricevono i nuovi DNS quando si riconnettono.

Alcuni modem forniti dagli operatori non permettono di cambiare i DNS. In quel caso si interviene sui singoli dispositivi.

Windows 11

  1. Impostazioni › Rete e Internet › Wi-Fi (o Ethernet) › scegli la rete o le proprietà dell’hardware.
  2. Accanto a “Assegnazione server DNS” premi Modifica e scegli Manuale.
  3. Attiva IPv4, scrivi DNS preferito e DNS alternativo. Se il servizio lo supporta, imposta anche DNS su HTTPS (crittografia).
  4. Salva.

Il metodo classico, valido anche su Windows 10: Win+R, ncpa.cpl, tasto destro sulla connessione › Proprietà › Protocollo Internet versione 4 › “Utilizza i seguenti indirizzi server DNS”.

Android 9 e successivi

  1. Impostazioni › Rete e Internet › DNS privato (su alcuni telefoni è sotto Connessioni › Altre impostazioni).
  2. Scegli “Nome host del provider DNS privato” e scrivi dns.google (Google) oppure one.one.one.one (Cloudflare).
  3. Salva.

Il DNS privato vale per Wi-Fi e dati mobili e cifra le richieste con DNS over TLS. Una VPN o un’app che cambia i DNS possono scavalcarlo.

Mac

Dispositivi Apple: Mac, iPad e iPhone

  1. Menu Apple › Impostazioni di Sistema › Rete › la connessione in uso › Dettagli.
  2. Scheda DNS: rimuovi gli indirizzi con “–”, aggiungi i nuovi con “+”.
  3. OK per salvare.

iPhone e iPad

  1. Impostazioni › Wi-Fi › (i) accanto alla rete.
  2. Configura DNS › Manuale, togli gli indirizzi esistenti, aggiungi i nuovi con “Aggiungi server”.
  3. Salva.

Su iPhone l’impostazione vale solo per quella rete Wi-Fi: sui dati mobili e sulle altre reti restano i DNS dell’operatore. Per applicarla ovunque serve configurarla sul router oppure usare l’app o il profilo del fornitore DNS (Cloudflare, per esempio, ha l’app 1.1.1.1).

I DNS pubblici più usati

ServizioIPv4IPv6Punto di forza
Google Public DNS8.8.8.8 · 8.8.4.42001:4860:4860::8888 · 2001:4860:4860::8844Rete molto estesa, DNS over HTTPS e over TLS
Cloudflare1.1.1.1 · 1.0.0.12606:4700:4700::1111 · 2606:4700:4700::1001Privacy: log cancellati entro 25 ore, impegni verificati da un revisore esterno
Cloudflare for Families1.1.1.2 · 1.0.0.2 (malware)
1.1.1.3 · 1.0.0.3 (malware e adulti)
—Filtri già pronti, senza configurare nulla
OpenDNS (Cisco)208.67.222.222 · 208.67.220.220—Controllo parentale per categorie con account gratuito; FamilyShield: 208.67.222.123 · 208.67.220.123

Quale sia il più veloce dipende da dove sei e dalla tua rete: non esiste una classifica valida per tutti. Il modo più onesto per scegliere è provarne uno per qualche giorno.

Cambiare DNS rende Internet più veloce?

Sicurezza e privacy delle richieste DNS

Poco, e solo in un punto. Il DNS incide sul tempo per trovare l’indirizzo di un sito, che di solito è una frazione minima del caricamento ed è spesso già in cache. Non cambia la velocità della linea: download, streaming e speed test restano uguali. Se il DNS del tuo operatore è lento o va spesso in errore, cambiarlo si nota; se funziona bene, quasi no.

I motivi migliori per cambiare sono altri:

  • Privacy. Il DNS tradizionale viaggia in chiaro: chi sta sulla rete può vedere quali siti visiti. Con DNS over HTTPS (DoH) o DNS over TLS (DoT) le richieste sono cifrate. Conta anche cosa fa il fornitore con i dati: Google dichiara di cancellare entro 24-48 ore i log temporanei con l’IP completo, Cloudflare entro 25 ore.
  • Sicurezza. Alcuni servizi bloccano i domini noti per malware e phishing.
  • Filtri per la famiglia, senza installare nulla sui dispositivi.
  • Affidabilità, se quelli dell’operatore danno problemi.

Una precisazione sui siti oscurati. Cambiare DNS non è un modo lecito per raggiungere siti bloccati per legge. In Italia la normativa antipirateria (legge 93/2023, modificata dal decreto-legge 113/2024) indica espressamente tra i destinatari degli ordini di blocco dell’AGCOM anche i fornitori di VPN e di DNS pubblicamente disponibili, ovunque si trovino (delibera AGCOM 48/25/CONS). Un DNS si sceglie per velocità, affidabilità e privacy.

Il server DNS non risponde: cosa fare

Il messaggio “Il server DNS non risponde” (o “DNS_PROBE_FINISHED_NXDOMAIN” in Chrome) vuol dire che il dispositivo non riesce a tradurre il nome. In ordine:

  1. Prova un altro sito o un altro dispositivo. Se non funziona nulla, il problema è la connessione o il router: riavvialo.
  2. Svuota la cache DNS. Windows: ipconfig /flushdns. macOS: sudo dscacheutil -flushcache; sudo killall -HUP mDNSResponder.
  3. Prova un DNS pubblico sul dispositivo: se con 8.8.8.8 o 1.1.1.1 funziona, il problema è il DNS dell’operatore.
  4. Controlla VPN, antivirus e firewall, che possono intercettare le richieste DNS.
  5. Se non funziona un solo sito, il problema può essere suo: i suoi record sono sbagliati o i suoi name server non rispondono. Lo verifichi con nslookup esempio.it 8.8.8.8.

Per chi ha un sito: zona DNS e record

Ogni dominio ha una zona DNS: l’elenco dei record che dicono dove si trova il sito, dove arriva la posta, chi può inviare email a nome del dominio. La gestisci dal pannello del registrar o del servizio DNS a cui hai affidato i name server. I record che userai di sicuro:

RecordA cosa serveEsempio
ACollega un nome a un indirizzo IPv4esempio.it → 203.0.113.10
AAAACollega un nome a un indirizzo IPv6esempio.it → 2001:db8::10
CNAMEFa di un nome l’alias di un altro nomewww.esempio.it → esempio.it
MXIndica i server che ricevono la postaesempio.it → mx1.fornitore-email.it
TXTTesto libero: verifiche (Search Console), SPF, DKIM, DMARC"v=spf1 include:_spf.fornitore.it ~all"
NSIndica i name server autoritativi del dominioesempio.it → ns1.provider-dns.it

Tre usi che riguardano direttamente il marketing:

  • Verifica in Search Console. Una proprietà di tipo Dominio, quella che copre http, https, www e tutti i sottodomini, si verifica solo con un record DNS (TXT o CNAME). Il record va lasciato anche dopo la verifica, altrimenti la proprietà decade (Guida di Search Console).
  • Email che arrivano. Da febbraio 2024 Gmail chiede a tutti i mittenti SPF o DKIM, e a chi invia più di 5.000 email al giorno anche DMARC (Google, linee guida per i mittenti). Sono record TXT: se le newsletter finiscono in spam, è uno dei primi posti dove guardare.
  • Collegamento di strumenti esterni (piattaforme email, landing page, CDN): quasi sempre chiedono un CNAME o un TXT.

Per controllare cosa rispondono davvero i record, senza aspettare la cache del tuo computer:

dig esempio.it A +short
dig www.esempio.it CNAME +short
dig esempio.it MX +short
dig @8.8.8.8 esempio.it A +short      # cosa vede il DNS di Google

nslookup -type=TXT esempio.it          # su Windows

DNS e SEO: cosa succede a Googlebot

Per la SEO il DNS conta in un modo semplice e brutale: se non risponde, Google non raggiunge il sito. Google tratta gli errori DNS come gli errori del server (5xx): rallenta subito la scansione, e gli URL già indicizzati che restano irraggiungibili vengono rimossi dall’indice entro pochi giorni (Google, errori di rete e DNS). Le pagine rientrano quando il problema si risolve, ma qualche giorno di sito irraggiungibile si paga.

Dove vederlo: in Search Console, Impostazioni › Statistiche di scansione › Stato host. La voce “Risoluzione DNS” mostra quando il server DNS non ha riconosciuto il nome host o non ha risposto durante la scansione; nella tabella delle risposte trovi “DNS non risponde” ed “Errore DNS” (Guida di Search Console). Se lo stato è rosso, la prima telefonata è al registrar o al servizio DNS.

Altre cose che il DNS non fa: non è un fattore di ranking, e cambiare name server non sposta le posizioni. Un DNS lento allunga di poco il primo caricamento della pagina, che però dipende soprattutto dal server e dal codice. Se vuoi capire come Google trova e legge le pagine, parti da come funzionano i motori di ricerca.

Cambiare hosting senza perdere traffico: la checklist DNS

Il momento in cui il DNS fa più danni è la migrazione: nuovo hosting, nuovo server, passaggio a un CDN. Una procedura prudente:

  1. Esporta la zona DNS attuale o fai uno screenshot di tutti i record. Il classico disastro è spostare i name server e dimenticare gli MX: il sito funziona, la posta no.
  2. Abbassa il TTL dei record che cambierai (per esempio a 300 secondi) almeno un giorno prima, così le cache scadono in fretta quando fai il cambio.
  3. Prepara il nuovo server e provalo prima del cambio, per esempio con il file hosts del tuo computer.
  4. Cambia i record A, AAAA e CNAME, e controlla con dig che i name server rispondano con i nuovi valori.
  5. Lascia acceso il vecchio server per qualche giorno: chi ha ancora la vecchia risposta in cache deve trovare il sito.
  6. Controlla Search Console nei giorni successivi: Stato host, errori di scansione, pagine indicizzate. Google stesso suggerisce di attendere fino a 72 ore dopo una modifica prima di cercare altre cause.
  7. Riporta il TTL a un valore normale quando tutto è stabile.

Se insieme al server cambiano anche gli URL o il dominio, la migrazione diventa un progetto SEO vero e proprio, con redirect, sitemap e canonical. Il DNS è uno dei punti che controlliamo in un audit SEO tecnico, e nel nostro audit SEO completo c’è anche lo stato dell’host. Tra il tuo dispositivo e il sito, a volte, c’è anche un server proxy: ne parlo in una guida a parte.

Hai cambiato hosting o DNS e il traffico da Google è calato? Richiedi l’audit SEO gratuito: controllo a mano stato dell’host, scansione e indicizzazione e ti mando le 5 cose da sistemare per prime, entro 2 giorni lavorativi.

Domande frequenti

Cosa vuol dire DNS?

DNS sta per Domain Name System, sistema dei nomi di dominio. È la rete di server che traduce i nomi dei siti, come esempio.it, negli indirizzi IP numerici con cui i computer si trovano su Internet.

Quale DNS conviene usare?

Se quello dell'operatore funziona bene, non c'è bisogno di cambiarlo. Chi vuole più privacy o affidabilità usa di solito Google Public DNS (8.8.8.8 e 8.8.4.4) o Cloudflare (1.1.1.1 e 1.0.0.1); per filtrare malware e contenuti per adulti ci sono Cloudflare for Families e OpenDNS FamilyShield. Il più veloce dipende dalla tua rete: conviene provare.

Cambiare DNS rende Internet più veloce?

Solo in parte. Il DNS incide sul tempo per trovare l'indirizzo di un sito, non sulla velocità della linea: download, streaming e speed test non cambiano. Se il DNS dell'operatore è lento o va in errore, passare a un servizio pubblico può ridurre i tempi di apertura delle pagine.

Cosa fare se il server DNS non risponde?

Riavvia il router, svuota la cache DNS (ipconfig /flushdns su Windows), prova un DNS pubblico come 8.8.8.8 e controlla VPN, antivirus e firewall. Se non si apre un solo sito, il problema può essere nei record DNS di quel sito.

Quanto tempo serve perché una modifica DNS sia visibile?

Dipende dal TTL dei record: le cache conservano la vecchia risposta fino alla sua scadenza, quindi da pochi minuti a uno o due giorni. Google suggerisce di attendere fino a 72 ore prima di cercare altre cause. Abbassare il TTL prima di una migrazione accorcia l'attesa.

Il DNS influisce sulla SEO?

Non è un fattore di ranking, ma se il DNS del sito non risponde Googlebot non lo raggiunge: Google rallenta la scansione e, se il problema dura, rimuove gli URL dall'indice in pochi giorni. Gli errori si vedono in Search Console, nelle Statistiche di scansione alla voce Stato host.

Fonti

  1. Google Public DNS, “Get Started”. developers.google.com/speed/public-dns/docs/using
  2. Google Public DNS, “Your Privacy”. developers.google.com/speed/public-dns/privacy
  3. Cloudflare Docs, “Set up 1.1.1.1” e “1.1.1.1 for Families”. developers.cloudflare.com/1.1.1.1/setup/
  4. Cloudflare Docs, “Public DNS resolver” (privacy). developers.cloudflare.com/1.1.1.1/privacy/public-dns-resolver/
  5. OpenDNS, “Home Internet Security”. opendns.com/home-internet-security/
  6. Supporto Apple, “Modificare le impostazioni DNS sul Mac”. support.apple.com/it-it/guide/mac-help/mh14127/mac
  7. Supporto Microsoft, “Modificare le impostazioni TCP/IP”. support.microsoft.com/it-it/windows/modificare-le-impostazioni-tcp-ip-bd0a07af-15f5-cd6a-363f-ca2b6f391ace
  8. Google Crawling Infrastructure, “Network and DNS errors”, aggiornata il 18 dicembre 2025. developers.google.com/crawling/docs/troubleshooting/dns-network-errors
  9. Guida di Search Console, “Report Statistiche di scansione”. support.google.com/webmasters/answer/9679690?hl=it
  10. Guida di Search Console, “Verificare la proprietà del sito”. support.google.com/webmasters/answer/9008080?hl=it
  11. Guida di Google Workspace, “Linee guida per i mittenti email”. support.google.com/a/answer/81126?hl=it
  12. AGCOM, delibera 48/25/CONS (piattaforma antipirateria). agcom.it/sites/default/files/provvedimenti/delibera/2025/Delibera%2048_25_CONS_Piattaforma_CLEAN.pdf

Tutte le pagine sono state aperte e verificate l’8 ottobre 2026.

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